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Fabio Berrini: la specializzazione prima di tutto

Se è lecito cedere al fascino della numerologia, allora la data di nascita della Chifa, 4-4-44, sembra fatta su misura per delineare il ritratto del suo Amministratore, Fabio Berrini. Perché il numero 4 indica solidità, forza, protezione. Di più: per Ippocrate era equivalente all’equilibrio della razionalità, per i Pitagorici simboleggiava la giustizia, mentre per la Cabala forma la seconda Triade dell’Albero della Vita, dove si trovano le idee concrete. E Fabio Berrini, inutile negarlo, è un ricco mix di tutto questo.
Lui che negli anni ’70, poco più che adolescente, entrò nella Chifa, l’azienda fondata dal padre Stefano e che pioneristicamente era specializzata nel settore veterinario importando prodotti per animali da reddito della Werner Stricker di Berna, non tardò a dimostrare di che tempra era fatto. Per prima cosa determinò una svolta strategica nella vita della Chifa: anticipando i tempi, decise di occuparsi esclusivamente dei prodotti per animali d’affezione e cavalli sportivi. Uno spirito pioneristico, il suo, un esempio che non perde di attualità con il passare del tempo.

I MIGLIORI ANNI. Intuito, genialità, una passione autentica per gli animali: con queste frecce innescate nell’arco della specializzazione, che diventò subito il motto dell’azienda, Fabio Berrini ha dato un imprinting indelebile all’universo pet diventando importatore specializzato del settore, il punto di riferimento per chi, con sguardo lungimirante, iniziava a comprendere che l’Italia aveva bisogno di seguire l’esempio che veniva dall’estero, soprattutto dagli Stati Uniti, se voleva stare al passo con lo sviluppo di un mercato, appunto quello del pet, dalle grandi potenzialità.
“Sono stati gli anni migliori quelli tra il ’70 e il ’90”, dice oggi Fabio Ferrini con la sua voce profonda che ben si addice al fisico possente, allo stile impeccabile, all’espressione seria che raramente concede spazio al sorriso. Poi spiega: “Il rapporto tra aziende e mercato era completamente diverso da oggi; era un rapporto personale sia tra fornitore e negoziante, sia tra titolare del petshop e cliente finale. Un rapporto vitale e proficuo che, purtroppo, ormai è quasi impossibile ricreare vista la prevalenza della distribuzione alle grandi catene, dove tutto è spersonalizzato, mortificato dall’applicazione inflessibile del concetto di self-service. A tutto scapito della specializzazione, naturalmente”.

ORDINE E SCHIETTEZZA. Amato e odiato per i suoi modi diretti, il suo parlare schietto, il suo scrupoloso amore per l’ordine in tutti gli aspetti della vita e del lavoro, Fabio Berrini non si è accontentato di aver aperto mercati, di essere stato il primo a importare in Italia prodotti che qui non esistevano.
Lungimirante e attento osservatore del mutare dei costumi, ha saputo mettere a frutto quanto interiorizzato durante i suoi molti viaggi all’estero e, poco più di una decina di anni fa, è stato un’altra volta tra i primi a comprendere che anche nel mondo dei pet qualcosa stava cambiando: “Da noi i furetti erano ancora considerati soggetti selvatici o, al massimo, da zoo, mentre negli Usa rappresentavano già un florido mercato a sé tra gli animali da affezione. Era giusto far qualcosa perché anche da noi si imparasse a considerarli per quello che sono: dolcissimi compagni di vita”.
E un’altra volta, naturalmente, ha centrato il bersaglio orientando l’attività della Chifa anche all’importazione di prodotti destinati a chi vuole ospitare e accudire un furetto. Un’altra volta la sua grinta e la sua solidità professionale, unite alla giusta dose di fiducia nel mercato, hanno fatto di Fabio Berrini un protagonista del mondo pet dal quale vale la pena di prendere spunto soprattutto quando i giochi si fanno difficili e la crisi è palpabile.

IL FUTURO OLTRE LA MISSION. La mission dell’azienda di Fabio Berrini è migliorare la convivenza uomo-animale. Una convivenza che per lui, il titolare, è quasi una necessità esistenziale: “Amo tutti gli animali, compresi quelli da parco e da zoo”, dice. E lo dimostra con il suo essere l’affettuoso proprietario di una piccola arca di Noè che comprende persino asini, pavoni e oche.
E il futuro? Come si delinea il futuro secondo Fabio Berrini? “Credo molto nelle potenzialità del segmento di mercato rappresentato dal cavallo che, nonostante le dimensioni e l’impegno che richiede, viene sempre di più considerato come un animale d’affezione”, riflette Berrini. “In Italia oggi esistono non più di 300 negozi specializzati in prodotti e alimenti dedicati a questo straordinario compagno dell’uomo: sono decisamente pochi. C’è, di fatto, spazio per aprire e incrementare un nuovo mercato. Quel poco che c’è è per lo più confinato all’interno dei maneggi. Perché, per esempio, non ci sono corner dedicati al cavallo all’interno dei petshop?” Già, perché? Vuoi vedere che il destino chiama un’altra volta Fabio Berrini a fare da pioniere?

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