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Cominciamo con un piccolo glossario: nel linguaggio comune la parola “tartaruga” indica tutti i Cheloni. Tra gli esperti invece la denominazione tartaruga viene riservata alle specie marine, mentre quelle terricole (dette anche “di terra” o “terrestri”) sono chiamate testuggini.La ulteriore suddivisione tra terricole e palustri riguarda invece semplicemente le abitudini di vita delle varie specie. In questo articolo ci occupiamo delle testuggini terricole cercando di offrire sintetiche informazioni sul loro corretto allevamento basandoci anche sull’unico documento in qualche modo ufficiale su questo argomento: le “Linee guida per il mantenimento in cattività delle tartarughe terrestri del genere Testudo”, diffuse nel 2012 dalla Commissione Scientifica CITES. Al genere Testudo appartiene infatti la stragrande maggioranza delle testuggini allevate in cattività in Italia.

 

Al chiuso o all’aperto?

Le testuggini terricole possono essere allevate sia al chiuso (indoor) che all’aperto (outdoor). Le specie diffuse in natura in aree a clima tropicale all’aperto potranno starci solo in estate. Quelle diffuse nelle fasce climatiche temperate possono essere tenute all’esterno anche tutto l’anno. Questo ovviamente dipende anche dalle condizioni dell’area in cui vivete. Con entrambi i sistemi le testuggini possono essere mantenute in buone condizioni di salute e riprodursi, purché ci siano spazio idoneo per l’attività fisica (cioè un giusto numero di individui in rapporto alle dimensioni del contenitore), adeguata qualità del substrato, un corretto rapporto temperatura/umidità e giuste attenzioni per quanto riguarda la qualità del cibo e la pulizia.

 

L’allestimento del terrario

Per l’allevamento indoor delle testuggini vanno preferiti i terrari a cassetta: si tratta in buona sostanza di cassette in legno più o meno grandi (misura minima per un giovane individuo in crescita 60×120 cm), con pareti alte da 15 a 35 cm a seconda delle dimensioni degli animali ospitati. Una tavoletta triangolare sugli angoli aiuterà a impedire le fughe.

Sul fondo alcuni allevatori versano in modo uniforme sabbia mista a torba o terriccio e fieno. Altri utilizzano per la base del terrario una serie di contenitori rettangolari, di legno o di plastica, riempiti con substrati vari, ad es. sabbia, fieno, sabbia e torba o terriccio, ecc. In questo modo è possibile inserire nel terrario a rotazione piante foraggere che possono essere coltivate altrove e fornire cibo fresco e nutriente anche all’interno… un po’ laborioso ma funzionale! È importante la presenza di rifugi per consentire agli animali di isolarsi se lo desiderano. Rifugi che non vanno addossati alle pareti laterali per evitare che possano essere d’aiuto in eventuali fughe. I terrari indoor vanno ovviamente illuminati e riscaldati. Due le migliori possibili soluzioni: una lampada alogena abbinata a un tubo al neon con emissione di raggi UV oppure una lampada a vapori di mercurio, ma questo secondo sistema va riservato a impianti molto grandi. Il ciclo dell’illuminazione e l’andamento termico devono per quanto possibile seguire i ritmi naturali giorno/notte e quelli delle stagioni, con riferimento all’areale di provenienza delle specie ospitate; l’esposizione ai raggi UV andrebbe consentita invece soltanto per poche ore al giorno. Non dimenticate infine che la presenza di una bassa bacinella colma di acqua fresca può risultare più che gradita.

I recinti all’aperto

Là dove possibile l’allevamento all’aperto è certamente consigliabile, tutto l’anno o almeno nei mesi estivi. Si tratta semplicemente di recintare una parte di giardino con una barriera adatta (rete metallica plastificata, pannelli in cemento armato o plastica, muretti in mattoni, ecc.) alta almeno 50 cm e interrata per almeno 35 cm. Vanno evitati assolutamente spazi con fondo artificiale (mattonelle, cemento, ecc.), che rappresenterebbero un ambiente del tutto innaturale. La barriera va piegata in alto per impedire che possa essere scavalcata e vanno protetti gli angoli e le pareti eventualmente troppo vicine a possibili punti di appoggio, cespugli compresi. Non lasciatevi ingannare dall’aspetto pacifico e dall’idea largamente diffusa secondo cui la corazza renderebbe le testuggini impacciate e goffe. Non è affatto vero: questi animali sanno arrampicarsi con incredibile abilità e sanno scavare. Per alcune specie (es. Testudo horsfieldii capace di scavare in profondità anche per un paio di metri) è consigliabile addirittura isolare completamente il terrario, ad esempio realizzando una profonda vasca in cemento, tipo laghetto da giardino, e colmandola poi di terra. I terrari all’aperto hanno anche il compito di proteggere da possibili predatori e/o animali domestici. Se localmente è possibile il disturbo dall’alto (corvidi e gabbiani sono molto insidiosi in particolare per i piccoli) il recinto va coperto con una rete: cautela obbligatoria per giovani testuggini sino almeno ai 3 anni di età. All’interno lasceremo la vegetazione già presente, eliminando le eventuali piante velenose, e seminando specie foraggiere. Come arbusti-rifugio si possono piantare ribes, lamponi e prugnoli, che forniranno anche cibo supplementare, così come le fragole. Sconsigliabile invece il rovo, troppo invasivo. Ottimi anche alberi da frutto (pere, mele, albicocche…) i cui prodotti, maturando e cadendo al suolo, forniranno una eccellente integrazione alimentare. Sul fondo si può anche aggiungere un po’ di sabbia per rendere più soffice il terreno mentre l’area del giardino più idonea per un recinto va studiata tenendo conto dell’esposizione al sole (ottimale una illuminazione mattutina) e del microclima locale. Sono infine indispensabili dei rifugi (casette in legno, vasi rovesciati, pezzi di sughero e quant’altro) in numero adeguato per ospitare tutti gli individui presenti nel recinto. La riproduzione all’aperto avviene in condizioni semi-naturali. Molti allevatori preferiscono tuttavia usare un’incubatrice: se è questa la soluzione scelta bisogna disporre sabbia abbondante mescolata a terriccio in una determinata zona della recinzione ben esposta al sole per indurre le femmine a scegliere proprio quel sito dal quale recuperare poi le uova. Nei recinti è anche possibile consentire il letargo. È una buona cautela tuttavia rientrare sempre le testuggini d’inverno in un locale protetto e non riscaldato, in una cassetta anche non grande colma di foglie secche asciutte e coperta in alto da una zanzariera.

 

Quanti animali in quanto spazio?

Un’altra questione importante riguarda il numero di animali che è possibile allevare in un determinato spazio. Seguendo le citate Linee guida in un mq indoor si possono allevare un massimo di 8 giovani di taglia inferiore ai 10 cm oppure, in alternativa, un unico individuo con taglia tra 10 e 20 cm, mentre in un terrario di poco più di 2 mq potremo scegliere tra 20 giovani (<10 cm) o 7 adulti (10-20 cm). Con individui più grandi si va in proporzione. All’aperto lo spazio minimo per una coppia di testuggini di media taglia è indicato in 2 mq, quello per una coppia di T. marginata in 3 mq. In 10 mq si possono tenere 15-20 individui di taglia media, molti di meno se alleviamo specie grandi: ad esempio se volessimo ospitare Stigmochelys pardalis, che può raggiungere i 70 cm con un peso anche di 40 kg, di spazi ne serviranno ben altri!

Bisogna anche chiarire che quando di parla di gruppi numerosi molti autori ci si riferiscono a una comunità di femmine. In presenza di un maschio bisogna ridurre i numeri: a esempio in 7 mq si possono allevare 10 femmine della testuggine di Hermann e specie analoghe ma solo 7 individui se tra questi c’è un maschio. In sostanza c’è chi ritiene sia consigliabile tenere un unico maschio in ciascun contenitore, anche nei recenti più grandi. Una posizione che ci appare francamente eccessiva: ci sono sì maschi particolarmente aggressivi (giustamente da isolare) ma la gran parte di loro in spazi adeguati convive tranquillamente con altri senza creare troppi problemi.

Un’ultima ovvia considerazione: è chiaro che più sarà largo il contenitore meglio staranno le nostre ospiti, così come è chiaro che quando si progetta un terrario o un recinto bisogna tenere conto non delle dimensioni dell’animale al momento dell’acquisto ma di quelle massime teoricamente raggiungibili, ricordandosi che in cattività sono spesso maggiori di quelle toccate in natura.

Un consiglio generale riguarda infine i giovani: meglio allevarli da soli e non insieme ad adulti almeno sino al raggiungimento di una taglia intorno ai 10 cm, il che avviene trai 4 e i 7 anni di età.

Infine la convivenza tra specie diverse: è teoricamente possibile ma decisamente da sconsigliare.

L’alimentazione

Tartarughe e testuggini sono prive di denti, sostituiti da un robusto e tagliente “becco” corneo con il quale strappano a pezzi il cibo, spesso aiutandosi con le zampe anteriori. Gli alimenti sono ingeriti senza una preventiva masticazione, con l’aiuto della lingua, corta e molle, fissata nella cavità boccale. Il cibo, parzialmente lubrificato da ghiandole salivari, attraverso la glottide (che separa tubo respiratorio e canale alimentare) e un corto tratto esofageo, giunge allo stomaco, poco differenziato rispetto al primo tratto intestinale. L’intestino è diviso in due parti: il piccolo, che comincia dalla valvola pilorica, e il grande, che prende avvio dalla valvola ileo-cecale.

La digestione è lenta e il passaggio dall’esofago allo stomaco e quindi all’intestino può richiedere molto tempo. Le feci vengono emesse attraverso la cloaca, apertura condivisa dall’apparato escretore e da quello riproduttivo.

Le testuggini terricole sono pressoché tutte vegetariane. Erba di campo, ortaggi e verdure devono rappresentare la base della loro dieta, con percentuali vicine al 90% degli alimenti abitualmente somministrati. Il resto (circa il 10%) può essere riservato alla frutta mentre gli alimenti di origine animale, appetiti di norma solo dagli adulti, possono rappresentare una piccolissima parte (2 – 3%) della dieta abituale. L’assortimento del cibo “verde” potenzialmente utilizzabile è vastissimo ed è buona norma variare il più possibile l’offerta.

Vanno invece assolutamente evitati: mangimi per altre specie (cani, gatti, testuggini palustri), avanzi di pasta, pane, grissini e carboidrati in genere così come pane bagnato nel latte, legumi, dolci e gelati. Da evitare anche la parte verde delle patate e dei pomodori, che contiene solanina, tossica. Capita di vedere tra le testuggini allevate in cattività individui con gli scuti sviluppati in forma anomala, piramidale. Benché ci sia chi lo apprezzi sul piano estetico, si tratta dell’evidente risultato di una cattiva alimentazione, troppo proteica. Una scelta che spesso provoca danni seri ai reni.

Le cinque specie del genere Testudo

Le specie più allevate in Italia sono quelle che appartengono al genere Testudo per le quali (così come per diverse altre specie: informarci prima dell’acquisto!) è indispensabile la certificazione CITES che ne attesti la nascita in cattività. Secondo la scelta tassonomica che attualmente gode di maggior credito tra gli esperti le specie ascritte a questo genere sono cinque, tre delle quali presenti, autoctone o naturalizzate, anche in Italia:

  • Testudo graeca (testuggine greca o moresca) con diverse sottospecie diffuse dal Nord Africa all’Iran. In Italia è acclimatata in Sardegna e sporadicamente segnalata in altre regioni.
  • Testudo hermanni (testuggine comune, testuggine di Hermann o anche testuggine italiana) con due sottospecie: Testudo hermanni hermanni a diffusione mediterranea occidentale, presente in gran parte dell’Italia peninsulare e delle isole maggiori oltre che in Corsica, Francia meridionale e Spagna; h. boettgeri, diffusa nel nord-est d’Italia e nei balcani.
  • Testudo horsfieldii (testuggine delle steppe, testuggine russa o testuggine di Horsfiel) le cui 6 sottospecie vivono tutte tra Iran e Mongolia.
  • Testudo kleinmanni (testuggine egiziana) diffusa esclusivamente in alcune regioni costiere tra Libia, Egitto e Israele. Non ha sottospecie ma ne è stata recentemente decritta una seconda specie, werneri, invalidata dalla comunità scientifica internazionale e ridotta al rango di sinonimo. Specie a rischio in natura; rarissima, quasi inesistente, in commercio.
  • Testudo marginata (testuggine marginata, sinonimo weissingeri), presente solo in Grecia e Albania e, anticamente introdotta, nella Sardegna nord-orientale.

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