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Baldassarre Monge: la serietà come filosofia di vita

Classe 1934. A casa Monge, in quel di Savigliano, nella “provincia Granda” cuneese, non si fa in tempo ad assaporare la felicità per la nascita del piccolo Baldassarre Giacomo che già la scure della cattiva stella sembra abbattersi sulla famiglia. “Sembra”, perché si sa, il destino ha sempre due facce della medaglia da mostrare. “Era proprio il 1934 quando mio padre decise di rifiutare la tessera fascista: il licenziamento arrivò subito, ma quel che è peggio è che in paese lo consideravano una testa matta per quella sua scelta politica, nessuno voleva più dargli un lavoro o, forse, avevano paura di ritorsioni se gli fossero andati incontro”, racconta oggi Baldassarre Monge lasciando trapelare una commozione mai guarita nel ricordo di quegli eventi. Poi continua: “Non trovando lavoro, e avendo già sulle spalle la responsabilità di due figli piccoli, iniziò ad andare a Torino a vendere quei polli che qui in campagna tutti allevavano”.
Al nuovo lavoro, in famiglia, contribuivano tutti, compreso il piccolo Baldassarre, e all’indomani della seconda guerra mondiale l’allevamento Monge iniziò ad assumere una fisionomia diversa: l’altra faccia della medaglia nascosta dal destino stava iniziando a svelarsi nel suo profilo positivo.

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA. Lui, Baldassarre Monge, ricorda quei tempi come duri, difficili. Eppure, la sua prima grande idea stava per diventare realtà. Già, perché rendendosi conto che gran parte della carne di pollo andava sprecata (“Allora, negli anni ’50, la gente del pollo voleva mangiare solo il petto”) decise che di tutti quegli scarti doveva pur far qualcosa, gli sembrava un peccato buttare via tutta quella carne. È così che incominciò a impacchettarla e congelarla.
“Ma quello è stato solo il primo passo”, dice con lo stesso tono umile che contraddistingue ogni essere umano dotato di genialità. “Da lì a pensare di metterla in scatola e offrirla come alimento già pronto per i cani il passo è stato breve. Solo mia moglie torceva un po’ il naso: le prime scatole le ho preparate con la pentola a pressione nella cucina di casa, lei mi capiva e mi sosteneva, ma non era proprio entusiasta di quell’invasione domestica. Chi avrebbe mai pensato che, da quelle quattro scatolette, saremmo arrivati a esportare in 62 Paesi…”.

I PRIMI PASSI. Tenace, instancabile e intuitivo, ma anche sereno, cordiale e sensibile, Baldassarre Monge ha iniziato così a scrivere una pagina importante dell’universo pet in Italia.
Era il 1963 e, grazie a quella sua brillante intuizione, nasceva l’azienda Monge: una grande scommessa perché introduceva per la prima volta un nuovo modo di concepire la nutrizione di cani e gatti, fino ad allora alimentati per lo più con gli avanzi di cucina.
Ma era anche il momento giusto per apportare una rivoluzione come quella capitanata da Baldassarre Monge: l’Italia di quegli anni è in grande trasformazione, milioni di persone si trasferiscono dalle campagne alle città e, poco per volta, gli amici a quattro zampe diventano parte del nucleo familiare ricevendo sempre più cure e attenzioni, comprese quelle relative alla loro nutrizione.
Naturale, quindi, che l’azienda conosca ritmi di crescita rapidi e costanti: Baldassarre ci crede, investe in innovazione, ricerca e qualità, confrontandosi con i mercati esteri e introducendo prodotti di nuova concezione fino a ottenere dei primati non solo in Italia, ma in tutta Europa.
“Non che siano mancate le difficoltà”, ricorda con un pizzico di nostalgia. “Per esempio avevamo sottostimato le possibilità di sviluppo dell’azienda: a un certo punto lo stabilimento era diventato troppo piccolo, e non potevamo ampliarlo perché la proprietaria del terreno adiacente si rifiutava di vendere. Ma, soprattutto, è stato difficile convincere il mercato: nessuno ci credeva, dicevano tutti che ero matto perché i cani mangiavano ossa…”

UN VULCANO DI INTUIZIONI. Matto, di sicuro, Baldassarre Monge non lo è mai stato. Anzi! Forse un po’ idealista, come amava definirlo la sua mamma. Ma quell’alone di idealismo è sempre stato costellato di intuizioni geniali scandite con quel ritmo serrato che solo un pioniere sa tenere: nel 1963 la sua azienda è la prima in Italia a produrre alimenti umidi per cani e gatti e poco dopo, ed è un altro primato italiano, introduce la lattina easy-open. E ancora: lancia il wet food in vaschette e qualche anno dopo introduce un’altra novità assoluta per l’Europa: i bocconi per cani cotti al forno.
E potrebbe anche bastare per decretare Baldassarre Monge tra i personaggi che hanno scritto una pagina importante nella storia del pet-market. Ma lui no, lui non si accontenta: nel 2004 inaugura il nuovo stabilimento per la produzione degli alimenti umidi in lattina e nel 2008 colleziona altri due primati europei grazie alla realizzazione, per primi in Italia, delle buste gatto da 100 g e alla produzione interna dl contenitore lattina: l’unico stabilimento di petfood in Europa che produce le lattine che usa.
Ma qual è il segreto di quest’uomo schietto e cortese, quale l’asso nella manica che gli ha consentito di ingranare una marcia in più rispetto agli altri? “Nessun segreto”, si schermisce lui. “Sono solo convinto che nella vita non si debba mai rubare né regalare, perché se rubi sei un ladro e se regali sei uno stupido. Ci vuole serietà, quella sì che bisogna averla. Per il resto, ai posteri il giudizio”.
Ora Baldassarre Monge può guardare al passato con la serenità di chi sa di non essersi mai tirato indietro e di aver speso bene i suoi talenti. Lo dimostrano l’affiatamento e la solidarietà con cui vede lavorare, nella sua azienda, i membri della sua famiglia. “Le differenze generazionali ci sono, ma si superano”, commenta con un sorriso. “Abbiamo lavorato tanto, non ci siamo mai risparmiati, abbiamo azzeccato delle cose giuste e, soprattutto, siamo tutti convinti che non si debbano mai perdere di vista un principio fondamentale: l’attenzione ai costi e alla qualità del prodotto”.

IL DOMANI NON PUÒ ATTENDERE. Da un uomo del calibro di Baldassarre Monge non ci si può aspettare che non abbia una sua idea sul futuro del settore.
E infatti dice: “Ho visto nascere il mondo pet, e quando cercavamo di vendere i nostri prodotti 50 anni fa quasi ci ridevano in faccia. Il tempo ci ha dato ragione e il futuro ce ne darà ancora di più, perché il business intorno agli animali è ormai troppo grosso a livello mondiale, non si può più tornare indietro: investe tutto il mondo produttivo, non solo il food o gli accessori, tanto che ci sono persino i gioielli o le tombe per i cani. Ma è anche giusto: il cane è uno della famiglia, regala tanto amore, merita di essere ricambiato”.
E se avesse ragione anche questa volta? In ogni caso, una cosa certa c’è: l’esempio di Baldassarre Monge ha fatto, e fa, scuola. Perché tenacia, serietà e creatività premiano sempre. In qualsiasi tempo.

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