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La perdita del piumaggio può essere spontanea o dovuta ad autopica. Vi sono diverse malattie, causate da batteri e virus, che possono condurre a questo problema. Talvolta invece si tratta solo di alterazioni comportamentali.

Una delle alterazioni più frequentemente osservabili negli uccelli da gabbia e da voliera è costituita da un qualche tipo di deplumazione. Il proprietario, osservando l’animale, si può rendere facilmente conto del problema: le penne possono infatti essere perse localmente o in modo diffuso un po’ su tutto il corpo. Le cause di deplumazione sono numerose e l’aspetto del piumaggio che ne consegue può essere notevolmente variato. È importante non trascurare questo sintomo e agire tempestivamente, pena la possibile sottovalutazione di una malattia in atto. Non tutte le deplumazioni comunque sono causate da malattie, ma anche quelle che non lo sono richiedono di scoprire quantomeno la causa che ne sta alla base per evitare ulteriori problemi.

Malattie dovute a batteri

Nei canarini (Serinus canaria) capita con una certa frequenza di osservare deplumazioni del capo, della nuca, del collo o della gola. Spesso si sentono indicare queste alterazioni con il termine di “scondizionamento”. Il soggetto colpito risulterebbe “scondizionato”, ossia non rispetterebbe più i normali cicli biologici della muta e ciò lo condurrebbe a non farla o a effettuarla in un periodo diverso da quello fisiologico. La muta degli uccelli può essere influenzata da diversi fattori compreso il cosiddetto fotoperiodo, vale a dire la durata del periodo di luce durante il giorno. Gli allevatori di fatto impiegano sistemi per indurre i volatili alla riproduzione che spesso è incompatibile con la muta: molte specie infatti, ma non i pappagalli, o si riproducono o effettuano la muta.

È vero che i canarini “scondizionati” possono fare una muta anomala, ma il motivo non è quello che generalmente si ritiene che sia. Questo disturbo infatti è solo la punta dell’iceberg di una malattia nascosta ma importante, una malattia infettiva generalizzata dovuta a batteri che evolve in modo subdolo e lento, sovente senza sintomi apparenti all’occhio dell’allevatore, se non la citata deplumazione.

uccelli zampotta

Problemi comportamentali

Nel caso di alcune specie, come ad esempio i diamanti mandarini (Poephila guttata), non sono rare deplumazioni osservabili specialmente sul capo, ma anche in altre porzioni del corpo, dovute ad aggressione intraspecifica. Ciò accade specialmente in voliere in cui vengono ospitati diversi soggetti magari con continuo ricambio di animali, come accade spesso presso le attività commerciali. Talvolta il fenomeno può coinvolgere una coppia quando il maschio rincorre continuamente o quasi la femmina per motivi legati al corteggiamento. In questo caso può essere sufficiente isolare i soggetti coinvolti per qualche giorno o settimana. Successivamente, rimettendo assieme i volatili, si nota solitamente una situazione più tranquilla, in cui il maschio non perseguita più la compagna, ma se ciò non dovesse accadere è necessario prolungare il periodo di separazione. Può capitare inoltre che in alcuni casi due soggetti non siano compatibili.

Malattie virali

Nei pappagalli due tipi di virus possono indurre una deplumazione spontanea: il circovirus – responsabile della cosiddetta malattia del becco e delle penne – e del polyomavirus. Questi due patogeni provocano immunodepressione negli uccelli colpiti ma non si trasmettono all’uomo. Purtroppo non esistono vaccini nel nostro Paese contro queste malattie e nemmeno una terapia, ma nel caso di forme a lenta evoluzione il controllo delle infezioni batteriche e micotiche di irruzione secondaria può prolungare di molto la vita dei soggetti colpito. Talvolta inseparabili e calopsitte sono in grado di guarire spontaneamente da queste malattie, anche se generalmente il decorso è comunque di diversi anni.

Alcuni volatili in ogni caso purtroppo muoiono, cosa che risulta molto più facile nei pappagalli di taglia superiore, specialmente nei cenerini e cacatua che sono più sensibili. La malattia del becco e delle penne (PBFD) può comunque anche evolvere in modo acuto senza causare alterazioni del piumaggio. Quando però la deplumazione si presenta è abbastanza caratteristica: si manifesta con un alterato sviluppo (distrofia) che spesso conduce alla caduta di penne in fase di crescita, che presentano deformazioni e restringimenti del rachide (la porzione centrale della penna dove prendono attacco i “rami” – barbe – che la compongono).

La malattia da polyomavirus si osserva più di frequente negli ara (Ara spp.) e nei pappagallini ondulati (Melopsittacus undulatus). Nei primi è generalmente fatale e provoca forme acute che conducono a morte il soggetto in pochi giorni. Le penne in fase di crescita possono cadere determinando piccole emorragie. Nei pappagallini ondulati si può assistere a mortalità neonatale mentre nei soggetti colpiti in età più avanzata si possono notare caratteristiche alterazioni perenni del piumaggio che impediscono il volo. Gli animali malati vanno incontro infatti alla perdita delle remiganti (penne delle ali) e delle timoniere (penne della coda).

Autopica

I soggetti che si strappano le penne da soli non sempre soffrono di problemi “psicologici”, come generalmente si crede. In parecchi casi sono fisicamente malati e necessitano di adeguate cure, in assenza delle quali l’esito, magari anche in tempi lunghi, può essere fatale. Generalmente si considera che siano i pappagalli a presentare problematiche di questo tipo, ma l’autopica si può osservare anche in diverse altre specie come canarini, fringuelli (Fringilla coelebs), merlo indiano (Gracula religiosa), diamante mandarino e altri passeriformi, colombi e rapaci. (Autore: Alberto Tonelli)

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