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Le patologie oculari nel coniglio sono piuttosto frequenti e riconoscono numerose cause. Uno dei segni principali visibili è la lacrimazione, ma non tutti i problemi oculari scaturiscono realmente dagli occhi. Vediamo insieme alcune delle problematiche principali

L’occhio del coniglio non è poi molto diverso da quello degli altri mammiferi, se non per alcuni piccoli particolar. La posizione laterale dei globi oculari è tipica delle specie “preda”, che hanno bisogno di poter guardare in tutte le direzioni per individuare il predatore in avvicinamento e la sensibilità alla luce, vista la sua naturale caratteristica di specie crepuscolare, è ben superiore a quella umana. L’occhio è protetto da due palpebre esterne dotate di ciglia mentre una terza palpebra interna, che in condizioni normali non è visibile, va a ricoprire l’occhio durante il sonno dell’animale. Quest’ultima è dotata di alcune ghiandole di cui la principale, la ghiandola di Harder, produce un secreto biancastro. Sulla palpebra inferiore è presente un piccolo forellino che ha lo scopo di drenare il liquido prodotto in eccesso con la lacrimazione; questo foro prosegue con un piccolo dotto che “scarica” all’interno delle cavità nasali.

 

 

Lacrimazione eccessiva

Un’eccessiva produzione o accumulo di lacrime viene definita “epifora”. Si tratta di un sintomo piuttosto frequente e di facile osservazione in quanto si nota, in fase iniziale, una maggiore umidità delle palpebre e del pelo circostante l’occhio. Nei casi cronici può comparire alopecia, ovvero il pelo che circonda l’orbita oculare inizia a cadere lasciando esposta la cute, che spesso risulta anche infiammata e macerata. Questa lacrimazione eccessiva può essere di tipo sieroso, ovvero un secreto trasparente, ma anche mucoso o addirittura purulento. L’accumulo avviene per lo più nel canto mediale e tende poi a “colare” imbrattando non solo il muso ma anche le zampe anteriori con le quali il coniglio è solito toelettarsi. Per quanto a volte una lacrimazione eccessiva possa essere dovuta a fenomeni allergici, presenza di polveri o lesioni oculari di vario genere, nonché congiuntiviti e dacriocistiti batteriche, una delle cause più frequenti di epifora nasce non dall’occhio, bensì dalla bocca. Ci si può chiedere cosa c’entri la bocca con l’occhio ma la risposta è piuttosto semplice. Spesso si sente parlare di patologie dentali, facendo riferimento alla malocclusione e alla crescita abnorme di incisivi e molariformi, proprio le radici di questi denti, prima quelle dei molariformi superiori e poi quelle degli incisivi, si trovano nelle immediate vicinanze del percorso del dotto naso-lacrimale, quel piccolo canale che drena le lacrime.

 

Quando le suddette radici si modificano a seguito di anomalie della tavola dentaria possono, e questo è un fenomeno molto frequente nei conigli da compagnia, soprattutto quelli di taglia “nana”, andare a comprimere il dotto naso-lacrimale occludendolo, e quindi determinando un arresto del flusso di lacrime che perciò non trovano più la via libera per il loro passaggio. A questo punto le lacrime prodotte ristagnano determinando infiammazione, caduta del pelo e dermatite perioculare. Non di rado, esercitando una semplice compressione, molto delicatamente, a livello del canto mediale dell’occhio, è possibile veder fuoriuscire del materiale biancastro (purulento) dal foro lacrimale. Questo tipo di problema non può essere risolto semplicemente con terapie locali, ma necessita di una diagnosi precisa con ispezione accurata del cavo orale, una radiografia per confermare la diagnosi ed eventuale la rimozione dei denti “incriminati”. Per liberare il dotto naso lacrimale dal materiale accumulato che spesso assume anche consistenza solida, cosa non sempre semplice o possibile, è necessaria l’incannulazione e l’irrigazione, tutte pratiche che devono essere eseguite da un veterinario esperto. Localmente vengono di solito prescritte terapie topiche volte a ridurre i danni perioculari e consigliato lo svuotamento periodico del dotto. Qualora l’epifora fosse causata da fenomeni infettivi locali (infezioni batteriche) il problema può essere risolto più facilmente, un po’ come avviene anche nelle altre specie animali, semplicemente applicando, a seconda dei casi, farmaci a uso topico su prescrizione del veterinario. Poiché il coniglio tende spesso da infilare la testa nel fieno sia per mangiare che per semplice diletto, la possibilità che l’infiammazione oculare sia dovuta a polveri o a piccoli corpi estranei deve sempre essere considerata. Colliri lenitivi o altre soluzioni per la pulizia e la manutenzione degli occhi possono essere applicati facendo attenzione a non arrecare danno.

 

 

Questione anche di palpebre

Anche le palpebre del coniglio possono presentare anomalie in grado di provocare lacrimazione eccessiva. Innanzitutto le ciglia, quando rivolte verso la pupilla, possono, con la loro azione abrasiva, causare infiammazione (cheratite e congiuntivite) o addirittura ulcere corneali, con aumento della lacrimazione e, se non si interviene rapidamente, danni oculari più o meno gravi. Entropion (palpebra rivolta verso l’interno) ed ectropion (palpebra cadente verso l’esterno) sono altre due anomalie palpebrali che possono rendersi responsabili di danni agli occhi o alle strutture annesse. Infine, giusto per completezza, è bene citare anche il prolasso della ghiandola della terza palpebra, condizione possibile anche nel coniglio, che si manifesta con la comparsa di un rigonfiamento anteriormente al globo oculare.

In linea generale, possiamo riassumere sottolineando che, qualunque sia il motivo alla base del problema, un coniglio con “gli occhi bagnati” deve essere fatto valutare attentamente per individuare l’origine del sintomo al fine di risolvere al più presto la condizione patologica sottostante. (Autori: Cristiano Papeschi e Linda Sartini)

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