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Gli squali sono più antichi dei dinosauri, ai quali sono sopravvissuti di almeno 100 milioni di anni. I più adatti per l’acquario sono gli squaletti bentonici delle scogliere rocciose e coralline, cugini dei nostri gattucci

Gattucci e bambù

Indubbiamente allevare uno squalo prima o poi “tenta” moltissimi appassionati, la maggior parte dei quali si limita però al puro e semplice desiderio, consapevole dell’impegno (non solo economico) che una tale scelta comporta. Anche gli squali più piccoli e semplici da allevare infatti necessitano di vasche e accorgimenti gestionali davvero notevoli, certamente non alla portata di tutti, e in ogni caso sono riservati ad acquariofili già esperti e (soprattutto) motivati. Questo discorso vale anche per le specie più “abbordabili”, equivalenti ai nostri gattucci e affini: squali bambù (bamboo sharks) e gattucci tropicali (cat sharks). Sono molto simili tra loro e con diversi aspetti in comune: sono squali strettamente bentonici (non lasciano cioè quasi mai il fondo), provvisti di spiracolo per la respirazione (dunque non sono costretti a nuotare in continuazione o a mettersi controcorrente per respirare), di dimensioni relativamente contenute (di rado superano il metro di lunghezza massima), ovipari (gli squali più tipici sono invece perlopiù vivipari).

Giovani individui sui 30-50 cm di lunghezza vengono regolarmente importati da tutta l’area indopacifica: soprattutto dallo Sri Lanka ci giunge lo squalo bambù, Chiloscyllium punctatum (che, ad onta del nome scientifico, da giovane ha una bella livrea a fasce alternate chiare e scure, che in età adulta diviene interamente grigia), mentre dal Pacifico tropicale – principalmente Indonesia e Filippine – vengono importati anche giovani dei congeneri C. griseum (livrea uniforme grigio-marrone a tutte le età) e C. plagiosum (livrea giovanile simile a C. punctatum ma punteggiata di bianco).

 

 

Niente “puntini”, ma attenti alla “peste”

Si tratta ovviamente di squali che per aspetto, taglia e comportamento sono molto lontani dallo stereotipo di “pescecane” ben radicato nell’immaginario collettivo. Una volta acclimatati, si mostrano tutti abbastanza robusti e relativamente facili da allevare, ma appena importanti sono invece ipersensibili e delicati, per giunta spesso affetti dalla temibile “peste rossa”. Si tratta di una vibriosi che si manifesta con l’arrossamento delle parti ventrali e che, se non sottoposta a un immediato intervento da parte del veterinario e trattata con la terapia da lui suggerita, può portare l’animale alla morte in pochi giorni. Questa malattia ha la meglio su soggetti stressati a causa del lungo viaggio dai tropici e trova condizioni ideali di sviluppo in acque inquinate e scarsamente ossigenate, come appunto quelle dei sacchetti di trasporto. In compenso negli squali sono sconosciute le più diffuse ectoparassitosi dei pesci marini da acquario, come il “velluto” e i “puntini”. Durante il lungo periodo di acclimatazione (purtroppo disatteso da molti negozianti-importatori “fai da te”) questi squaletti richiedono una vasca spaziosa, senza troppi fronzoli nell’arredamento che dovrebbe essere costituito da nascondigli pratici e facili da pulire (tubi in pvc, foratini, tegole), in cui i pesci possano rifugiarsi sentendosi al sicuro in perenne semioscurità, trattandosi di animali essenzialmente notturni (le luci andrebbero accese il meno possibile). Una volta ben acclimatati, gattucci e squali bambù si mostrano attivi anche in pieno giorno e sotto una normale illuminazione (anche se quella troppo intensa, tipo HQI, può intimorirli e andrebbe comunque evitata), pur non figurando certo tra gli ospiti più vivaci dell’acquario: alternano infatti momenti di relativa eccitazione (specie quando si somministra il cibo), durante i quali possono ferirsi facilmente in vasche troppo piccole o arredate in misura eccessiva con pietre o grosse conchiglie e vari oggetti taglienti, a momenti di apatia pressoché assoluta. Non sono insomma ospiti consigliabili per i classici acquari di barriera, tutt’altro! Innanzitutto perché niente affatto “reef safe”, visto che nella loro dieta rientrano numerosi invertebrati, in particolare crostacei (dai paguri, ai granchi, ai gamberetti), molluschi (specie i bivalvi, di cui riescono a frantumare la conchiglia con la robusta dentatura), echinodermi (stelle, ofiure e perfino ricci) e vermi policheti (incluse le sabelle), oltre ai piccoli pesci corallini che spesso sono ospiti di questi acquari. Inoltre richiedono ampi spazi liberi da rocce e coralli, nonché – come già detto – la presenza di ampie cavità ben protette e riparate dalla luce diretta. Soprattutto di notte possono disturbare seriamente i coralli e gli altri invertebrati sessili, scavando con il muso sul fondo e “scodando” vigorosamente mentre si spostano in cerca di cibo.

 

 

“Baby squalo” in diretta

Anche se si tratta di “squali in miniatura”, anche per loro vale la regola che andrebbe tassativamente seguita per tutti gli Elasmobranchi: allevamento in una vasca speciale, possibilmente dedicata a un solo esemplare, senza altri pesci, né invertebrati. Vasca che dovrebbe essere definitiva, ovvero non una sistemazione provvisoria: uno squaletto di 40 cm può certamente trovare posto in un acquario di 300 litri, ma fino a quando? Non si dimentichi poi che si tratta di pesci ipersensibili, per i quali ogni trasferimento di vasca si rivela traumatico, necessitando di un lungo periodo di riacclimatazione al nuovo ambiente.

Se il nostro esemplare appena acquistato è in buona salute e ben reattivo, può essere lasciato a digiuno nelle prime 36-48 ore per farlo familiarizzare con il nuovo ambiente e renderlo affamato quel tanto che basta per attenuarne la diffidenza nei confronti del cibo (vivo, fresco o surgelato) offertogli: anelli di totano e calamaro, gamberi interi (Palemonidi, mazzancolle, scampi), granchi, pesci (latterini, cefaletti, alici, sarde), polpa di cozza, vermi marini (arenicola, tremolina, ecc.). È sempre consigliabile, almeno per i primi tempi, somministrare gli alimenti a luci spente, nelle ore serali o comunque al termine della giornata, quando questi squali sono decisamente più attivi e… affamati.

Una curiosità: di gattucci tropicali e squali bambù ci giungono spesso le uova, importate soprattutto dalle Filippine, singole e piuttosto grosse (lunghe fino a una ventina di centimetri), di forma quadrangolare e ricoperte da un guscio corneo, che vengono deposte dalle femmine tra le erbe marine o attaccate tramite cirri a coralli e gorgonie. È possibile così assistere alla nascita “in diretta” di un baby squalo. Alla schiusa, gli squaletti misurano 15-20 cm e mantengono per qualche giorno un residuo di sacco vitellino che fornisce loro il nutrimento necessario. Allevarli non è affatto semplice, la maggiore difficoltà consiste nell’indurli a nutrirsi attivamente: all’inizio occorre letteralmente imboccarli, offrendo loro un’ampia varietà di cibi (pezzetti di pesce e di mitilo, polpa di gambero e di calamaro, arenicole e tremolina, gamberetti vivi) di taglia proporzionata alla minuscola bocca. (Autore: di Alessandro Mancini)

 

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