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Piccoli, colorati e rissosi

La famiglia degli Pseudocromidi – affine ai Serranidi (cernie e sciarrani) – comprende una settantina circa di specie suddivise in una mezza dozzina di generi, di cui Pseudochromis (esclusivamente tropicale e diffuso in tutto l’Indopacifico) è di gran lunga il più numeroso. Purtroppo, per la loro spiccata aggressività intraspecifica, questi pesci non possono essere associati ai propri simili, se non in acquari piuttosto grandi. Inoltre, in vasche inferiori al centinaio di litri, individui ben acclimatati e fortemente territoriali arrivano ad aggredire anche i nuovi arrivati delle specie più timide e tranquille, come pesci cardinale o pesci mandarino. Inizialmente possono restare a lungo nascosti, una volta ambientati si mostrano però senza timore, pur rintanandosi con rapidità al minimo accenno di pericolo. Solo le specie più piccole, non più lunghe di 6-7 cm (come P. diadema, P. paccagnellae e P. porphyreus), sono consigliabili per l’acquario di comunità del neofita, purché con un ricco arredamento di rocce e scheletri madreporici. Bisogna però prestare attenzione perché saltano facilmente sia fuori dalla vasca che dai retini e dai sacchetti non ben chiusi. La loro tendenza alla vita solitaria li rende in compenso meno vulnerabili alle malattie parassitarie che possono colpire gli altri pesci presenti nell’acquario. Si nutrono soprattutto di piccoli crostacei vivi, surgelati o liofilizzati (artemie, dafnie, mysis), accettano inoltre larve di zanzara, enchitrei e polpa di cozza finemente tritata, e con meno entusiasmo anche i mangimi secchi. Questi pesci sono tra i pochi, finora, a essere riprodotti con successo in allevamento per rifornire il mercato acquariofilo: rarissimi sono ancora gli individui di riproduzione offerti nei negozi italiani, tuttavia è lecito sperare che in futuro il loro numero aumenterà riducendo – e auspicabilmente azzerando – il prelievo in natura.

I pesci chirurgo… belli ma impegnativi

La popolarità dei pesci chirurgo (Acanthuridae) non accenna a diminuire fin dai tempi pionieristici dell’acquariofilia marina, nonostante siano nel complesso pesci piuttosto impegnativi e, con poche eccezioni, sconsigliabili ai neofiti. Soprattutto nel periodo di acclimatazione tutti i pesci chirurgo sono molto sensibili alle parassitosi cutanee, una rigorosa quarantena è dunque indispensabile per non avere sgradite sorprese in seguito. Anche se spesso in natura se ne osservano banchi formati da decine o centinaia di individui, sono di norma pesci piuttosto territoriali, che esigono sempre il “rispetto della distanza” da parte dei propri simili. È dunque problematico allevarne più di un esemplare in una vasca sotto i 250 litri, anche se parliamo delle specie più piccole (entro una ventina di centimetri di lunghezza) come Zebrasoma flavescens e Paracanthurus hepatus, oggi in assoluto tra i pesci marini più richiesti e quindi frequentemente offerti nei negozi specializzati. Come sostanzioso complemento alla dieta alghivora devono essere nutriti con mangime in scaglie per pesci marini, mangime in cialde per pesci di fondo vegetariani, verdura cruda o cotta a pressione (lattuga, spinaci, zucchine, ecc.), alghe secche e mangimi surgelati minuti (artemie, dafnie, mysis, larve di zanzara e chironomi). Digiuni anche brevi portano a un rapido dimagrimento, a volte difficile da recuperare.

Al sicuro nella bocca paterna

Noti come pesci cardinale o pesci pigiama per le loro insolite livree, gli Apogonidi sono una grande famiglia (circa 250 specie raggruppate in una ventina di generi) diffusa prevalentemente nelle acque marine tropicali, sia atlantiche che indopacifiche. Sono pesci pacifici e socievoli, di rado oltre i 10-15 cm di lunghezza, e di ampia adattabilità: insomma, ospiti pressoché ideali per il primo acquario marino. Oggi gli Apogonidi sono considerati soprattutto ideali pesci di complemento per le vasche di barriera, viste le loro dimensioni ridotte, l’abitudine a nuotare in spazi ristretti fra le formazioni coralline, la robustezza e la facilità con cui accettano un’ampia varietà di cibi diversi. Per questi motivi si rivelano anche ottimi “primi pesci” nell’acquario di comunità, soprattutto Pterapogon kauderni e le specie del genere Sphaeramia: è importante però farli convivere solo con altre specie tranquille e non troppo intraprendenti nella competizione alimentare, per evitare che gli sia letteralmente impedito di nutrirsi. Gli Apogonidi sono tra i pochi pesci marini da acquario di cui è possibile tentare la riproduzione, in vasche domestiche, con buone probabilità di riuscita. Custodiscono all’interno della bocca non solo le uova, che si schiudono dopo una ventina di giorni, ma anche gli avannotti, rilasciati dal maschio dopo circa dieci giorni dalla schiusa, quando sono minuscole copie degli adulti e possono essere nutriti con rotiferi e naupli di artemia arricchiti.

Nella pur vastissima famiglia dei Labridi troviamo solo poche specie consigliabili senza riserve ai neofiti e in particolare al primo acquario di comunità. Tra queste le più diffuse in commercio e accessibili per il prezzo generalmente contenuto appartengono al genere Thalassoma, cugine indopacifiche e caraibiche della nostra bella donzella pavonina (T. pavo). Soprattutto i giovani esemplari (gli adulti raggiungono i 25 cm) sono adatti a una vasca lunga almeno un metro, purché ben coperta, poiché saltano facilmente fuori dall’acqua. Amano infossarsi sul fondo, richiedono quindi uno strato piuttosto spesso di sabbia corallina fine. Fin troppo vivaci, non mostrano alcuna aggressività nei confronti degli altri pesci ma possono infastidire le specie più tranquille.

(Autore: Alessandro Mancini)

(DIDA foto)

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