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conseguenza, molti processi importanti per la vita. Ciò nonostante alcuni appassionati quando ne sentono parlare strabuzzano letteralmente gli occhi, come a scuola di fronte alle più complesse spiegazioni di chimica. Sappiate comunque che anche la scienza ha avuto non poche difficoltà a spiegare quella che è una delle proprietà fondamentali dell’acqua. O meglio: si sa bene e da tempo come misurare l’acidità di una soluzione acquosa, che cosa comporti e persino come correggerla, ma che cosa la determini è rimasto a lungo un mistero. Una convincente spiegazione è arrivata soltanto all’inizio di questo millennio da un gruppo di scienziati delle Università della California e di Rochester che, con una dettagliata simulazione ottenuta grazie a un supercalcolatore, hanno chiarito come, per una particolare scissione molecolare (praticamente impossibile da osservare in natura), capiti che alcune molecole perdano un protone. Il numero dei protoni liberi determina appunto l’acidità dell’acqua e il suo comportamento quando viene a contatto con altre sostanze.

Definizione e misurazione

Con una definizione da dizionario potremmo affermare che il pH in chimica è la grandezza che misura l’acidità o la basicità di una soluzione, espressa come il cologaritmo della concentrazione o, più propriamente, dell’attività degli ioni idrogeno nella soluzione: p = potenza (nel significato matematico di esponente) di idrogeno (simbolo H). Il termine è stato introdotto nel 1909 dal chimico danese Søren Sørensen.

La scala che viene usata per la sua misurazione va da 0 a 14. La condizione di neutralità è convenzionalmente stabilita al valore intermedio 7, tipico dell’acqua pura a 25 °C. Con valori da 0 a 6,9 l’acqua è acida; più basso è il numero di riferimento, maggiore sarà l’acidità. Al contrario i valori da 7,1 a 14 indicano un liquido basico o alcalino; in questo caso i numeri più alti corrispondono a una maggiore alcalinità. Esistono anche soluzioni acquose con valori fuori scala (al di sotto di 0 o al di sopra di 14), del tutto inadatte a ogni forma di vita e comunque insignificanti per il discorso che qui stiamo affrontando.

 

Piogge acide e acquedotti

Tutti abbiamo sentito parlare delle piogge acide, che possono avere effetti negativi sull’ambiente. Un problema serissimo. Si deve tuttavia ricordare che l’acqua piovana – al di là dell’aggravamento delle sue condizioni causato dall’inquinamento – è di per sé normalmente acida, con un valore pH che di solito oscilla tra 3,5 e 5. Verrebbe naturale chiedersi: se l’acqua che scende dal cielo è così acida, com’è possibile che sorgenti, fiumi e laghi possano essere sia acidi che basici? La spiegazione è tutta nel percorso che la pioggia compie prima di tornare in un corpo idrico: se attraversa terreni calcarei – in Italia diffusissimi – gli acidi vengono per così dire neutralizzati e l’acqua diventa alcalina (e ovviamente anche dura, ma quello della durezza è un discorso che affronteremo a suo tempo). Se al contrario attraversa terreni ricchi di torba, o quantomeno di humus, può subire un’ulteriore acidificazione.

È un dato di fatto che l’acqua dei pozzi sia di norma acida (non sempre, ma spesso). L’acqua erogata dal rubinetto di casa è invece quasi ovunque in Italia su valori alcalini, di solito tra 7,5 e 8,5. Questo per una precisa e comprensibile scelta del gestore che deve comunque trattare l’acqua per renderla potabile e ne approfitta, là dove necessario, per intervenire anche sul pH: l’acqua acida avrebbe infatti un effetto maggiormente corrosivo sulle tubature.

 

Come misurarlo

Il pH si misura molto semplicemente con cartine al tornasole o con reagenti a variazione di colore. Nel primo caso basta immergere la cartina nell’acqua, estrarla, agitarla per qualche secondo e confrontare il risultato con una scala colorimetrica. Nel secondo caso si dovrà riempire una provetta, compresa nella confezione, con l’acqua del laghetto, versarvi alcune gocce di reagente, agitare e anche in questo caso confrontare la colorazione che si ottiene. Le confezioni dei vari produttori sono comunque corredate da semplici istruzioni d’uso che dovranno essere seguite con la massima attenzione per avere risultati attendibili. I prodotti sono gli stessi in uso per gli acquari domestici, precisi quanto basta per i nostri scopi.

 

L’acqua del laghetto

Nello stagno in giardino il valore di pH ideale sia per le piante che per i pesci varia tra 7 e 7,5, vale a dire un’acqua tra neutra e leggermente basica. L’acqua che utilizziamo per il primo riempimento o per i cambi parziali proverrà necessariamente dal rubinetto o da un pozzo e per i più fortunati da una sorgente. In tutti i casi è fondamentale misurare e, se i valori fossero molto distanti da quelli ottimali, intervenire, anche con correttori chimici nel caso di piccoli invasi, necessariamente mescolando acqua di diverse provenienze e con un diverso pH in vasche più capienti. Una volta raggiunta una condizione ideale si potranno inserire le piante e poi i pesci e finalmente godere della pace che offre un bel laghetto in giardino. Senza però mai dimenticare, di tanto in tanto, un bel controllo… (Autore: di Luciano Di Tizio)

 

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