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Dalle foreste amazzoniche una rana arboricola di gradevole aspetto, robusta e semplice da allevare, ma con un difetto: non vuole proprio saperne di riprodursi in cattività…la rana latte

Aspetto estremamente gradevole e aspettativa di vita fino a 7/8 anni: a parte un nome scientifico non facile da pronunciare – Trachycephalus resinifictrix – la rana latte ha tutte le caratteristiche per diventare un pet di successo, tranne una: la sua riproduzione in cattività è tra le più ostiche in assoluto in cui possa cimentarsi un appassionato.

 

Una sommaria descrizione

Ma procediamo con ordine. Si tratta di una rana arboricola che abita le foreste amazzoniche e ha una taglia discreta: sino a quasi 6 cm i maschi, una decina le femmine. Appartiene alla famiglia Hylidae, la stessa delle nostre raganelle. Il nome comune “rana latte” (traduzione dall’inglese milk frog, denominazione con la quale si trova anche in commercio) deriva dalla colorazione: le sue parti chiare sono di un bianco latte intenso che ne fa un animale dall’aspetto inconsueto e interessante; definirla “paffuta” non sarebbe un’esagerazione. Nonostante la taglia non sia proprio small (almeno per una rana), ha una grande agilità e, analogamente alle raganelle nostrane, un’incredibile capacità di far presa con le zampe munite di ventose. È infatti perfettamente in grado di arrampicarsi su qualsiasi albero in natura e anche sulle pareti verticali di vetro in terrario. Si nutre di insetti che caccia in prevalenza al buio: le sue abitudini di vita sono infatti essenzialmente notturne. Negli aerali di origine (è segnalata in varie nazioni del Sud America o nei pressi dell’enorme bacino idrico del Rio delle Amazzoni) trascorre le ore diurne rintanata in un anfratto e anche in cattività tende a starsene immobile in un cantuccio in attesa del calar della sera.

 

 

In cattività

Per un gruppetto di adulti (tra 4 e 6 individui, il numero “giusto” da consigliare ai clienti), si può utilizzare un contenitore di almeno 50×50 cm di base e con una altezza non inferiore ai 60 cm. Non dobbiamo mai dimenticare infatti che abbiamo a che fare con una specie arboricola e che lo sviluppo verticale dello spazio è il più importante. Il materiale ideale per la teca resta sempre il vetro ma anche un contenitore di plexiglas potrà andare benissimo. Arredamento con rami, radici, canne di bambù e quant’altro, comprese piante artificiali, o ancor meglio naturali, scelte anche tra quelle abitualmente usate come essenze da appartamento. Sul fondo potremo utilizzare torba di sfagno, fibra di cocco o materiali analoghi. Ricordiamoci che in natura le milk frog trascorrono le ore di luce rintanate in cavità degli alberi o altri anfratti. Se non vogliamo offrire anche in cattività oggetti cavi che ce ne impedirebbero la vista, ricordiamoci però che un angoletto del paludario nel quale possano stare tranquille gioverà certamente al loro benessere.

Come ogni anfibio che si rispetti, anche le Trachycephalus resinifictrix hanno bisogno nel loro contenitore di un recipiente per l’acqua, grande abbastanza da poter ospitare agevolmente tutti – semmai dovessero decidere di tuffarsi insieme – gli animali ospitati nella teca. Nel sistemare il contenitore tenete conto del fatto che l’acqua dovrà essere mantenuta sempre pulita e quindi cambiata con una certa frequenza. Quindi d’accordo con l’estetica, ma non dimentichiamo mai la praticità! C’è chi consiglia di privilegiare l’acqua osmotica, ma altri allevatori utilizzano senza problemi l’acqua del rubinetto di casa, lasciandola riposare per 24 ore o trattandola con biocondizionatori anti-cloro di quelli impiegati in acquariofilia.

La temperatura non deve risultare identica in tutte le zone del paludario, cosa che si può ottenere con l’impiego in parallelo di cavetti e/o tappetini riscaldanti e spot che irradino luce e calore. Ottime in tal senso le lampade per rettili in grado di emettere anche raggi UV, da sistemare in modo da non poter essere raggiunte dalle rane, per evitare possibili ustioni. La zona più calda della teca dovrebbe arrivare durante il giorno a 23/26 °C, mentre di notte si può scendere invece fino a 18 °C. Umidità tra 50 e 90%. È infine fondamentale che la teca abbia una buona areazione per evitare la formazione di muffe e funghi.

 

La corretta alimentazione

Un’alimentazione varia è il “segreto” per tenere in buona salute qualsiasi animale in cattività. I grilli possono rappresentare il cibo base ma sarà necessario integrare la dieta con piccole blatte, locuste e quant’altro il mercato possa offrire. Ai soggetti giovani e agli individui di taglia minore si possono offrire anche moscerini della frutta. In ogni caso sarà utile “condire” il cibo con un integratore vitaminico ricco di sali minerali, scelto tra quelli destinati appunto agli anfibi e ai rettili. Circa la frequenza dell’alimentazione, i giovani vanno nutriti ogni giorno, gli adulti a giorni alterni.

 

 

Un punto dolente: la riproduzione

Abbiamo già osservato che Trachycephalus resinifictrix gode tra gli appassionati della pessima fama di presentare grandissime difficoltà per la riproduzione in cattività. Secondo alcuni siti web sarebbero anzi le rane tropicali più difficili in assoluto da riprodurre. Se nessuno ci è riuscito, almeno non negli allevamenti casalinghi, vuol dire che non potrete dare ai vostri clienti la ricetta giusta per avere successo in tal senso, così come noi non possiamo darla ai nostri lettori. Tuttavia è stato osservato che nella foresta amazzonica gli accoppiamenti e la deposizione delle uova della rana latte avvengono in concomitanza con periodi di forte pioggia preceduti da una fase, in genere di 2/3 settimane o poco più, di umidità ridotta (badate bene: ridotta, non assente!). Il consiglio allora potrebbe essere proprio quello di cercare di riproporre in cattività un analogo andamento metereologico, ad esempio installando un sistema di pioggia artificiale sfruttando il quale potremmo prima diminuire l’umidità per alcuni giorni e poi aumentarla con ripetuti acquazzoni “casalinghi”. Non possiamo garantirvi che il sistema funzioni, ma sicuramente vale la pena di provarci. (Autore: di Marco Raldi)

 

 

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