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La filariosi è una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente il cane ma può interessare anche il furetto e, in misura minore ma comunque significativa, il gatto.

Nel nostro Paese, per anni la filariosi ha avuto una diffusione non omogenea, essendo presente soprattutto nel Nord Est e nel Centro Italia, tuttavia di recente si sono riscontrati casi nella totalità delle Regioni italiane e pertanto le misure di profilassi si rendono necessarie lungo tutto lo stivale.

Per questo motivo, trattandosi di un argomento “caldo” con l’avvicinarsi, peraltro anticipato, della bella stagione, è utile che il negoziante esperto sappia fornire ai suoi clienti informazioni e consigli in merito, senza mai dimenticare che il consiglio migliore è quello di rivolgersi al veterinario di fiducia.

1 . Cos’è la filariosi?

La filariosi cardiopolmonare è una malattia sostenuta da un parassita, Dirofilaria immitis, un verme tondo che si diffonde attraverso il circolo sanguigno sotto forma di larva microscopica, detta “microfilaria”. Le microfilarie evolvono in filarie adulte, lunghe fino a 30 cm, nel giro di circa 6 mesi e si posizionano nei grossi vasi emergenti dal cuore ed in particolare nell’arteria polmonare, nella vena cava inferiore e nell’atrio destro, dove si riproducono dando vita a una nuova generazione di larve.

Esiste anche una malattia denominata “filariosi cutanea”, sostenuta da Dirofilaria repens, un parassita dello stesso genere le cui larve circolano comunque nei vasi sanguigni periferici ma gli adulti si incistano nel tessuto sottocutaneo del cane dando luogo alla formazione di noduli.

2. Come si trasmette?

La filariosi viene trasmessa tramite la puntura di insetti ematofagi appartenenti ai generi Culex, Aedes ed Anopheles, inclusa la tanto diffusa zanzara tigre (Aedes albopictus). Quando un insetto compie il pasto di sangue su un animale ammalato assume le microfilarie presenti nel circolo periferico e diventa infettante per i cani che pungerà in seguito.

3. Quali sono i sintomi?

Inizialmente l’animale colpito da filariosi cardiopolmonare non presenta sintomi evidenti, poiché le microfilarie non causano danni immediati al suo organismo. Ben diversa è la situazione una volta che le filarie adulte e si trovano nel cuore e nei grossi vasi: a quel punto il soggetto parassitato mostra affaticamento anche per sforzi fisici lievi, tosse stizzosa e difficoltà respiratoria. La filariosi cutanea si manifesta, invece, con la presenza di noduli più o meno numerosi nel sottocute dell’animale infestato.

4. Quali sono le specie colpite?

Il cane è l’ospite principale e più frequente, tuttavia possono essere colpiti anche il gatto e il furetto e, tra gli animali selvatici delle nostre zone, la volpe e il lupo.

L’uomo raramente si ammala, infatti è considerato un ospite accidentale e se anche venisse infestato la malattia decorrerebbe per lo più in maniera asintomatica e solo in casi eccezionali si avrebbero segni clinici evidenti.

5. Come si può prevenire?

Essendo una malattia trasmessa da vettori, la prima barriera da mettere in atto è quella contro la puntura degli insetti.
Di fatto tutti i prodotti antiparassitari che proteggono dalla puntura degli ematofagi, siano essi zanzare o pappataci, fanno al caso nostro. L’importante è che vengano utilizzati in maniera corretta, seguendo le istruzioni riportate in etichetta per quanto riguarda le specie di destinazione e la frequenza d’uso.

La classe di antiparassitari più usata è quella dei piretroidi (ad es. tetrametrina o deltametrina), molto efficaci e ben tollerate dal cane ma in molti casi tossiche per i gatti: su questi ultimi sarà bene ricorrere a prodotti espressamente indicati per loro. Ve ne sono ad esempio alcuni contenenti flumetrina che, benché appartenga alla classe dei piretroidi, alle dosi corrette può essere utilizzata sui piccoli felini.
I repellenti a base di principi attivi naturali, ad esempio olio di Neem, se correttamente utilizzati, hanno una buona efficacia e sono spesso adatti anche ai gatti, ai cuccioli e agli animali che hanno mostrato reazioni cutanee avverse ai piretroidi.

Una seconda linea di difesa è costituita da farmaci della classe delle avermectine, che possono venire assunti per via orale o iniettabile: tali farmaci impediscono la diffusione delle microfilarie, uccidendole dopo che la zanzara le ha immesse in circolo. In questo modo la malattia non si sviluppa perché viene arrestata in fase precoce.

6. Occorre rivolgersi al veterinario per la prevenzione?

Il veterinario è sempre il punto di riferimento!
Per la maggior parte dei prodotti repellenti non occorre la prescrizione veterinaria in quanto si tratta di antiparassitari di libera vendita, ceduti senza ricetta da farmacie, parafarmacie e naturalmente anche dai pet shop: meglio acquistare su consiglio del veterinario ma per questi prodotti anche il negoziante specializzato può essere di grande aiuto nella scelta.

Per quanto concerne la prevenzione con i farmaci orali o iniettabili, essi devono essere somministrati sotto stretto controllo veterinario in quanto è bene che prima l’animale venga visitato e testato tramite esami ematologici per essere certi che non sia già positivo. Nel caso in cui le avermectine, che di norma si prescrivono per la prevenzione della filariosi, venissero somministrate senza controllo in un animale malato, potrebbero addirittura causarne la morte improvvisa.

7. Come si diagnostica la filariosi?

Il test più semplice è quello della goccia a fresco: il veterinario preleva una piccolissima quantità di sangue, possibilmente nelle ore serali quando le microfilarie sono più numerose nel sangue periferico, e lo osserva al microscopio. Se sono presenti microfilarie, esse sono visibili in mezzo al tappeto di globuli rossi.
Il test di Knott, con il quale le microfilarie presenti nel sangue vengono concentrate e successivamente colorate, permette di differenziare la D. repens dalla D. immitis, ma si tratta di un test di non facile esecuzione a livello ambulatoriale.

Un buon compromesso tra praticità e affidabilità è dato dai test rapidi per la ricerca degli antigeni del parassita: si eseguono sempre sul sangue e possono essere fatti in ambulatorio. La risposta si ottiene in pochi minuti. Essi permettono però di individuare solo la filariosi cardiopolmonare.

8. Come si tratta la filariosi cutanea?

La filariosi cutanea in genere viene trattata in base al sospetto clinico: quando il veterinario osserva i tipici noduli cutanei può stabilire di inciderli o asportarli completamente e ottenere nell’uno e nell’altro caso la diagnosi di certezza tramite l’osservazione, diretta o mediante esame istologico, dei vermi adulti.
Dopo ciò, procederà al trattamento farmacologico volto a eliminare le microfilarie presenti nel sangue.

9. Come si tratta la filariosi cardiopolmonare?

Se l’animale risulta positivo al test ematologico, il veterinario curante eseguirà altri accertamenti per “stadiare” la malattia, ossia stabilire in quale fase essa si trovi e quale sia la sua gravità.
In particolare saranno necessari lo studio radiografico del torace e una accurata ecocardiografia, in modo da individuare i parassiti adulti e soprattutto l’entità dei danni da essi provocati.
Nel frattempo si instaurano terapie volte a stabilizzare il paziente, trattando l’insufficienza cardiaca e prevenendo la formazione di trombosi.

A questo punto si può procedere con la somministrazione di un farmaco adulticida, che comporta dei rischi in quanto si possono verificare delle trombosi, pur mettendo in atto le terapie collaterali volte a prevenirle. In alternativa si può optare per la rimozione chirurgica dei vermi adulti con delle tecniche mininvasive che vengono eseguite presso centri veterinari altamente specializzati.

10. Si può guarire dalla filariosi cardipolmonare?

Sia il trattamento farmacologico che quello chirurgico presentano forti rischi per il paziente, che può andare incontro a morte improvvisa nell’uno e nell’altro caso. Qualora tutto vada al meglio e si ottenga l’eliminazione completa dei parassiti, è tuttavia molto probabile che ci siano esiti sulla funzionalità cardiaca: l’animale guarito dalla malattia parassitaria sarà comunque cardiopatico, con tutto ciò che ne consegue, ossia terapie continuative sotto stretto controllo medico e riduzione della speranza di vita.

Da qui si può ben comprendere come sia importantissimo prevenire questa malattia, piuttosto che rischiare di doverla curare affrontando terapie complesse, costose e spesso dall’esito incerto.

Articolo di Linda Sartini

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