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Sul piano generale il discorso sul filtro (o impianto di depurazione che lo si voglia definire) è sempre lo stesso, sia che ci si occupi di un comune acquario domestico sia di un laghetto da giardino. L’obiettivo è eliminare in qualche modo le impurità dall’acqua o comunque evitare che provochino danni ai pesci e alle piante.

Come vedremo, anche gli strumenti (filtri, pompe e materiali filtranti) sono più o meno gli stessi. La differenza sostanziale è che nel laghetto non sono fondamentali, si può scegliere di affidarsi ai positivi effetti di una ricca vegetazione, ma attivare un sistema di depurazione offre almeno due grossi vantaggi: semplifica la gestione e consente di ospitare qualche pesce in più.

Tipologie di filtraggio in commercio

Esistono sul mercato tantissimi filtri da laghetto, studiati dai diversi produttori. I principi sono ovviamente gli stessi per tutti. Dal punto di vista del “tipo” di impianto adottato parliamo di filtraggio meccanico se scorie e detriti vengono “catturati” fisicamente, ad esempio con una griglia, una camera di decantazione o altro; di filtraggio biologico se si prevede la decomposizione delle sostanze di rifiuto attraverso batteri; di filtraggio chimico se l’eliminazione degli inquinanti avviene attraverso reazioni favorite da appositi prodotti chimici (ad esempio un “eliminatore di nitrati”). Tutti gli impianti di produzione industriale utilizzano in linea di massima più tipi di filtraggio in forma combinata.

Dal punto di vista della loro collocazione i filtri possono essere esterni, cioè posizionati al di fuori del laghetto e a esso collegati con tubi, cascate o altro; oppure interni, sommersi nello stagno. Eccellenti entrambi, da scegliere secondo lo spazio a disposizione e le esigenze. In un piccolo invaso, ma anche se cerchiamo qualcosa che ricordi i giochi d’acqua di una fontana pubblica, un filtro interno compatto consentirà eccellenti risultati. Se invece l’obiettivo è imitare un sistema naturale complesso, un filtro esterno consentirà di sbizzarrirsi con la fantasia prevedendo il rientro dell’acqua filtrata nell’invaso con una o più cascatelle oppure dopo un percorso più o meno lungo, a mo’ di ruscello.

Meglio esterni o interni?

Non esiste una risposta di valore assoluto per questa domanda. Bisogna valutare caso per caso, in base allo spazio a disposizione e alla struttura stessa del giardino, alla capienza dell’invaso, alle preferenze. I filtri esterni (in sostanza contenitori a uno o preferibilmente più scomparti con materiali filtranti attraverso cui l’acqua è costretta a transitare da una pompa) hanno il vantaggio di essere capienti quanto occorre e permettere abbastanza facilmente la realizzazione di cascate e persino di piccoli ruscelli. Quelli interni possono consentire scenografici zampilli, anche poderosi, a imitazione delle fontane pubbliche.

Tra i filtri esterni quello “a bidone” o “a cilindro” (nomi derivati dalla forma) è da anni molto diffuso per la facilità di combinare a strati i vari materiali filtranti, come si usa in molti filtri esterni da acquari. Un altro importante vantaggio è la facilità con la quale può essere mimetizzato nei pressi dell’invaso, in un’apposita buca o tra le piante. Esistono tuttavia anche impianti compatti di altra forma. Quel che conta è che vi si possano combinare in un unico sistema i vari tipi di filtraggio: meccanico, biologico e all’occorrenza anche chimico, caratteristica che gli impianti in commercio hanno praticamente tutti. Sono esterni anche i filtri a percolazione, spesso integrati con lampade a raggi ultravioletti (UV) per la sterilizzazione dell’acqua e lo sono pure i filtri a pressione, da non moltissimi anni sul mercato, ma eccellenti perché prevedono la possibilità di inversione del flusso, particolarmente utile per le necessarie periodiche operazioni di manutenzione e pulizia. Sono inoltre anch’essi facili da interrare e spesso sono arricchiti con impianto UV incorporato. Si è fatto cenno alle pulizie periodiche. Nei filtri esterni, qualsiasi sia il modello prescelto, sono semplici: è sufficiente disinserire l’alimentazione elettrica ed eventualmente isolarli dall’invaso anche dal punto di vista idraulico.

Un vantaggio che non hanno i filtri interni: questi ultimi operano immersi nello stagno e per la manutenzione vanno necessariamente estratti dall’acqua. Per il resto hanno i medesimi principi di funzionamento (meccanica o biologica o combinata), ma di solito sono meno capienti in quanto a materiale. Un vantaggio per il filtro interno è invece quello di poter offrire uno zampillo o giochi d’acqua senza bisogno di far ricorso necessariamente a una pompa aggiuntiva.

Altri impianti utili

L’eventuale sterilizzazione, cui si è già fatto cenno, si ottiene con lampada UV che va inserita nel percorso di restituzione dell’acqua già filtrata. In alcuni impianti può essere prevista dal produttore nell’impianto. In altri, se la si ritiene utile (e spesso lo è) va inserita a parte. È bene sapere che oggi esistono anche lampade UV che possono essere celate nel terreno, facili da mimetizzare. Un discorso a parte va fatto per i filtri galleggianti, in genere non grandissimi, ottimi da impiegare, meglio se in aggiunta ad altri sistemi, quando ci sia la necessità di intervenire sulla superficie: funzionano a pelo d’acqua e contrastano benissimo le alghe in sospensione.

Materiali filtranti e pompe

Qualsiasi filtro, interno, esterno o galleggiante che sia, ha bisogno di materiale filtrante. Così come per l’acquario, anche per il laghetto sono disponibili spugne filtranti, favi di plastica, “cannolicchi”, ghiaietto di lava, ecc. E anche nel laghetto per un efficace filtraggio meccanico-biologico, la scelta più diffusa, sarà necessario combinare un materiale idoneo a trattenere le impurità grossolane e uno che possa fungere da “letto batterico”. I prodotti filtranti di tipo chimico vanno invece utilizzati per obiettivi precisi e per tempi limitati.

Va ancora aggiunto che i filtri (così come giochi d’acqua e cascate) hanno bisogno per funzionare di una pompa, che può essere incorporata o separata, e che va ovviamente scelta in base al volume da filtrare e alle prestazioni richieste, notevolmente diverse tra un impianto all’altro. Per chi vuole godere la fioritura di ninfee e fior di loto sarà opportuno optare per una pompa che non muova troppo la superficie, mentre per chi sogna una spettacolare cascata ne occorrerà una che possa vantare una prevalenza adeguata, da calcolare sulla base del dislivello massimo richiesto.

Alcuni consigli utili…di misurazione!

Nella vita di tutti i giorni siamo abituati a utilizzare il sistema metrico decimale anche per calcolare un diametro. In idraulica vige invece la misurazione in pollici. Sarà dunque utile sapere che gli attacchi e i tubi più diffusi tra quelli in uso nel laghetto possono avere diametri di 19 mm (corrispondenti a ¾ di pollice), 25 mm (1 pollice), 32 mm (1 pollice e ¼), 40 mm (1 pollice e ½).

Come calcolare la capienza in litri di un laghetto? Il conto preciso, a meno che l’invaso non abbia una forma a parallelepipedo, è certamente complesso, ma per avere un’indicazione approssimativa, sufficiente per calcolare, ad esempio, la potenza della pompa e la capacità del filtro, basterà moltiplicare le misure in centimetri di lunghezza per larghezza per profondità e divedere il risultato per mille.

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