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Chartreux, ossia certosino, è il nome con il quale viene identificato da sempre il gatto blu (il colore grigio, nel gergo tecnico internazionale, equivale al blu) che compare per la prima volta in letteratura nel 1.700 citato nel libro L’Histoire Naturelle del biologo Georges-Louis Leclerc, comte de Buffon. In questo trattato vengono elencate quattro razze di gatti al tempo presenti in Europa: l’angora turco, lo spagnolo, il chartreux appunto, e il gatto domestico.

Facciamo un passo indietro nel tempo

Quando le crociate ebbero fine, attorno al tredicesimo secolo, i cavalieri ritornarono in patria portando con sé sia i beni derivanti dai saccheggi – tra i quali alcuni gatti blu raccolti sulla costa africana – sia le ferite nel corpo e nell’anima dalle quali alcuni cercarono di guarire ritirandosi dal mondo e rifugiandosi nella vita monastica. I frati certosini fondatori del monastero La Grande Chartreuse, che ospitarono i crociati di ritorno, osservavano la regola del silenzio e della devozione e nel tempo libero dalle preghiere si dedicavano alla forgiatura di utensili e armi e alla produzione di un liquore (divenuto poi famoso nel tempo con il nome di chartreuse) in compagnia dei gatti arrivati presso il monastero con i crociati. I gatti blu divennero così parte della loro vita, accettati, curati e allevati per compagnia e per aiutare nella perenne lotta contro i topi che infestavano i granai. Oltre all’abilità nella cattura dei topi i monaci selezionarono anche il carattere del gatto e il suo tono di voce, preferendo i soggetti più calmi e con il tono più basso possibile, per non essere disturbati da miagolii durante le lunghe meditazioni.

Ma non tutti questi gatti furono fortunati abitanti dei conventi dei frati certosini: alcuni vennero infatti allevati per scopi alimentari alla stregua di conigli o maialini. Quello che più interessava era la loro pelliccia, folta e morbida, molto simile a quella della lontra. I pellicciai indicavano questa pelliccia come “gatto grigio francese” e in seguito i commercianti di tessuti importarono dalla Spagna un tessuto che venne chiamato “lana di certosino”. Sia la lana che le pellicce erano morbidissime e presero lo stesso nome: chartreux, certosino, che da quel momento divenne il nome con cui vennero identificati i gatti blu.

Nel 1920 le sorelle Léger scoprirono sull’isola Belle-Île, al largo della costa francese, in Bretagna, una colonia di gatti blu che vivevano nei pressi di un ospedale nella città di Le Palais. Affascinate dal carattere e dalla dolcezza di questi felini decisero di allevarli e selezionarli e nel 1931 furono le prime a esporre i gatti chartreux in Francia. Purtroppo la seconda guerra mondiale colpì duramente tutta l’Europa non risparmiando neppure i certosini che rischiarono l’estinzione. Nel dopoguerra, per salvare la razza, questi gatti furono ibridati con il british shorthair, il blu di Russia e il persiano.

Negli Stati Uniti le regole di allevamento vincolano gli allevatori alla razza e non al colore, pertanto quando nel 1970 la signora Helen Gamon, di La Jolla in California, decise di iniziare ad allevare chartreux, scelse l’allevamento francese di Madame Bastide che poteva vantare soggetti con pure linee di sangue certosino. Così il maschio chartreux dal nome altisonante Taquin de St. Pierre de Gamonal è diventato il capostipite dei gatti certosini del Nord America. La signora Gamon è stata dunque la promotrice dell’allevamento dei gatti certosini in USA e ha contribuito a ottenerne l’accettazione e a redigere lo standard di razza necessario per poter partecipare alle esposizioni feline.

Ancora oggi molti allevatori, proprio perché in USA non sono stati ibridati ma è stata mantenuta e migliorata la razza pura, importano gatti chartreux per migliorare lo standard dei loro allevamenti.

Un grande fascino

Il certosino è uno splendido gatto dal pelo foltissimo, soffice e morbido, ma ciò che più attrae e incanta è il suo carattere estremamente pacifico, affettuoso e tollerante, sempre alla ricerca di attenzioni, carezze e del contatto fisico con i componenti della famiglia. Può sostituire egregiamente i peluche… tanto si abbandona tra le braccia di chi lo ama. Un’altra delle sue caratteristiche è il forte attaccamento che sviluppa verso chi si occupa di lui: i maschi tendono ad affezionarsi più al genere femminile e spingono questo comportamento fino al punto di seguire l’oggetto del loro attaccamento come veri e propri cagnolini.

Nutrizione e cure

È un ottimo cacciatore e, se lasciato libero di girovagare, un grande esploratore. Sa sempre dove si trova, come fare ritorno a casa e dove andare per aggiudicarsi qualche spuntino extra… non a caso è un golosone e un buongustaio.

Proprio così: è goloso e tende a mangiare tutto ciò che trova e, se non si presta attenzione, in breve tempo tende a ingrassare, con le problematiche che ne conseguono. Occorre dosare la sua alimentazione e abituarlo a mangiare in orari prestabiliti senza lasciargli a disposizione la ciotola piena ma solo acqua in abbondanza.

Non richiede particolari cure ed è facile da tenere sotto controllo dato che il suo carattere lo porta a essere sempre al centro dell’attenzione. Il suo pelo non necessita di spazzolature frequenti salvo nel periodo della muta, durante il quale è consigliabile spazzolarlo abbastanza spesso per aiutarlo a eliminare il pelo in eccesso. Se la spazzolatura è comunque frequente, anche se non necessaria, il certosino, grande coccolone, non si lamenta, anzi è ben felice delle attenzioni che gli vengono rivolte.

Cosa dice lo standard

Taglia da media a grande. Corpo massiccio, solido, muscoloso, specialmente nel maschio. La femmina è decisamente più piccola. Petto largo ben sviluppato. Zampe di media lunghezza, in proporzione con il corpo, non troppo alte. Piedi grandi.

Testa larga alla base, cranio ben sviluppato ma non bombato, con uno spazio stretto e piatto tra le orecchie che sono di medie dimensioni e piazzate alte sul cranio, tali da far sembrare sempre il gatto in allerta. Le guance, ben sviluppate nel maschio, un po’ meno nella femmina, danno una forma di trapezio alla testa, larga alla base, stretta in cima. Naso largo e dritto ma non all’insù. Le estremità del muso fuoriescono dalle guance.

Occhi grandi e aperti, non troppo rotondi, con l’angolo esterno leggermente girato all’insù. Colore vivace che va dal giallo intenso al rame intenso. Non sono permessi toni di colori slavati. Il colore deve essere puro, con preferenza per i colori intensi.

Coda di media lunghezza in proporzione con il corpo, può affusolarsi verso la punta di forma rotonda.

Il manto presenta un doppio pelo, quando si spettina rimane sollevato, lucido e folto sopra, con sottopelo leggermente lanoso e fitto alla base. Colore rigorosamente uniforme, tutti i toni del grigio sono ammessi (dal grigio chiaro al grigio scuro), il colore chiaro è il preferito.

(Autore: Laura Burani)

(foto di Renate Kury)

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