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Sacro di Birmania e ragdoll. Se osserviamo una loro fotografia, possiamo certamente confonderci: i due gatti sembrano uguali, ma non è proprio così…

Un po’ di storia… tra antico e recente

Il sacro di Birmania era molto diffuso in Birmania, oggi Thailandia. Una coppia di esemplari venne importata in Francia nel 1919 da un ufficiale che li ricevette in dono da monaci buddisti per essersi distinto nel salvataggio di alcuni templi durante una rivolta. Da qui ebbe inizio la selezione e pochi anni dopo, nel 1926, la FIFe (Federation Internationale Féline) riconobbe la razza a tutti gli effetti. Solo intorno al 1950, dopo la Grande Guerra, il birmano venne ufficialmente chiamato “sacro di Birmania” per evitare di confonderlo con il burmese che, in lingua inglese, significa appunto birmano. Da allora e per molti anni si poterono ammirare questi gatti con i piedini bianchi, detti anche gatti con i guanti, in tutte le competizioni di bellezza organizzate in varie parti d’Europa.

La storia del ragdoll inizia invece a Riverside in California attorno al 1965, grazie alla signora Ann Baker. Pare che la capostipite della razza sia stata una gatta bianca a pelo lungo, selvatica e indipendente, che viveva libera nei sobborghi di quella cittadina. Soccorsa dopo essere stata investita da un’auto e curata amorevolmente, la gatta Josephine si riprese completamente ma il suo carattere si modificò totalmente e da selvatica e indipendente divenne docile e sorprendentemente legata alla nuova padrona, caratteristica che avrebbe poi trasmesso anche alle cucciolate che sarebbero nate in seguito. La signora Baker fece, come confermano vari esperti di genetica, un notevole e accurato lavoro di selezione durato dieci anni, partendo da Josephine e da un maschio persiano colourpoint di origine ignota, effettuando  incroci tra consanguinei, riuscendo così a creare, in pochi anni, la nuova razza e ottenendo un patrimonio genetico stabile e definito. Dalle cucciolate di questi due capostipiti derivano i tre soggetti fondatori della razza: Fugianna una femmina bicolore, Buckwheat che diede origine alla varietà colourpoint e Daddy Warbucks capostipite della varietà mitted (questo, per Ann Baker, l’originale look della razza).

Purtroppo non sono note altre notizie riguardo il patrimonio genetico di questi soggetti. Vi sono state varie supposizioni, tra cui accoppiamenti con burmesi o himalayan, ma attenti esami genetici riscontrano che il gene dominante mitted-spotting, che dà il guantaggio bianco, è presente solamente nella razza birmana.

Ann Baker sosteneva poi che i gatti da lei ottenuti fossero particolarmente insensibili al dolore, affermazione in seguito sfatata da esami clinici effettuati su diversi soggetti.

Per assicurare l’unicità della razza la Baker riuscì a ottenere il brevetto nel 1975 ma purtroppo prima di tale data ne aveva ceduto una coppia alla famiglia Dayton, che cominciò a diffonderla (per questo motivo i  Dayton dovettero affrontare una causa in tribunale che durò anni, ma è grazie a loro se ora possiamo ammirare in tutto il mondo i magnifici ragdoll).

Come abbiamo detto il sacro di Birmania affonda le proprie radici in Asia dove era considerato di buon augurio e quindi rispettato dalle popolazioni locali già prima del ‘900, mentre il ragdoll è un gatto creato in epoca recente da appassionati che hanno effettuato molti incroci prima di ottenere il gatto forte e robusto che conosciamo oggi, l’unico al mondo a essere stato addirittura brevettato.

Le caratteristiche fisiche: similitudini e differenze

Ciò che più ci confonde è il colore degli occhi, per entrambi azzurro scuro. Il mantello poi è chiarissimo sul corpo e colorato nei point. Analizziamo insieme caratteristiche e differenze tra le due razze, riportate dagli standard.

Taglia:

Sacro di Birmania: corporatura media, non alto sulle zampe e con il corpo leggermente allungato. Nessun altro dettaglio rilevante.

Ragdoll: taglia grande, struttura solida e muscolosa con un’ossatura da media a forte che dà l’impressione di potenza. Il corpo è lungo, il petto è largo e ben sviluppato, la parte posteriore è pesante e muscolosa. I soggetti in età adulta hanno le anche larghe tanto quanto le spalle. Le zampe posteriori sono leggermente più alte di quelle anteriori. I piedi sono rotondi e compatti con ciuffi di pelo tra le dita.

Testa:

Sacro di Birmania: ha un’ossatura robusta ed è di forma arrotondata con naso di media lunghezza che forma una leggera curva verso il sopratesta. Il mento è forte, le orecchie sono piuttosto piccole e arrotondate, posizionate non troppo dritte ma abbastanza distanti fra loro. Gli occhi sono di un blu intenso, la forma non proprio rotonda, ma leggermente ovale.

Ragdoll: di taglia media a forma di triangolo, con i contorni arrotondati. La fronte è leggermente arrotondata e mostra una lieve transizione fino al sopratesta, piatto tra le orecchie. Il naso è dritto e presenta una leggera curva nella terza parte superiore del profilo. Le guance sono ben sviluppate, il muso è largo, mediamente arrotondato e di media lunghezza. Il mento è forte. Le orecchie sono larghe alla base, di media grandezza, con punte arrotondate, leggermente inclinate in avanti. Gli occhi sono grandi e ovali con l’angolo esterno al livello della base delle orecchie, di colore blu il più intenso possibile. Il collo è corto e forte.

Coda:

Sacro di Birmania: di lunghezza media, a forma di pennacchio.

Ragdoll: è lunga e arriva preferibilmente alle spalle, larga alla base e gradualmente affusolata in punta, ben fornita di pelo.

Pelliccia:

Sacro di Birmania: semilunga, corta sul muso, gradualmente si allunga dalle guance fino alla gorgiera, è lunga sui fianchi a formare una sorta di calzoncini sulle zampe posteriori. La tessitura del pelo è setosa con poco sottopelo. Il mantello conserva tutte le caratteristiche dei colori dei siamesi con la variante dei piedini bianchi descritti sopra, quindi con un contrasto molto marcato sulle punte, intese quelle di orecchie, naso, coda e zampe. Il resto del mantello deve essere beige dorato. Il colore dei point può essere solido o diluito e nelle varietà tortie. La principale caratteristica di questo gatto sta nei piedi, le cui dita devono essere bianche, sia quelle delle zampe anteriori che posteriori. Queste ultime presentano inoltre una risalita di bianco fino all’articolazione o dalle dita fino al metacarpo, sopra il quale non possono estendersi. Questa caratteristica viene chiamata “guantaggio”. I guanti ideali sono omogenei e simmetrici, finiscono a punta come una V capovolta. Nelle zampe posteriori il guanto bianco finisce con il colore delle punte.

Ragdoll: di media lunghezza, con pelo fitto e soffice dà la sensazione di toccare la seta fredda. Più lungo attorno al collo, forma una specie di barba a contorno del muso. Il pelo è corto sul muso, aumenta di lunghezza dalla sommità del cranio verso le spalle fino al dorso e da medio a lungo sui fianchi, il ventre e il posteriore. Sono riconosciute tre diverse varietà e precisamente:

– Colorpoint. Il corpo è senza macchie bianche, il colore è in armonia con le punte, mentre zampe, coda, orecchie e mascherina sul musetto sono scure.

– Bicolore. Sul muso troviamo una “tendina” bianca a forma di V rovesciata che normalmente comprende il naso e si estende su mento, petto e ventre. Le zampe bianche sono preferite.

– Mitted. È una via di mezzo tra colorpoint e bicolore. Ha i guanti bianchi sulle zampe anteriori e “stivaletti” bianchi su quelle posteriori che però non devono oltrepassare la metà della coscia, ma coprire completamente il ginocchio. Una striscia sottile di bianco attraversa la parte inferiore del corpo dal mento alla base della coda. (Autore: Laura Burani – foto Renate Kury)

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