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Molto spesso ci si trova a dibattere se sia più giusto nutrire i propri animali con diete commerciali, casalinghe o addirittura diete crude. L’argomento è, per certi versi, ancora molto controverso…

Alimentare i nostri pet non è sempre semplice. Ogni specie, indipendentemente dal fatto che sia erbivora, carnivora od onnivora, ha delle esigenze nutrizionali specifiche che dipendono strettamente dall’ambiente dal quale proviene, fattore che ne influenza non solo il tipo di alimentazione ma anche il modo di procurarsi il cibo. Esistono poi altre variabili che possono determinare una variazione delle esigenze nutrizionali all’interno della stessa specie: in particolare l’età, lo stato fisiologico, l’attività fisica e, nel caso del cane e del gatto – animali domesticati ormai da molto tempo – anche la razza, poiché la selezione “artificiale” ha portato a creare soggetti con esigenze ancora più specifiche. Per questo molte aziende mangimistiche creano alimenti ad hoc per le diverse razze di cane o di gatto, per animali in sovrappeso o per soggetti convalescenti, per animali sterilizzati o che fanno vita più o meno attiva, per pazienti con problemi renali o di intolleranze alimentari… e chi più ne ha, più ne metta.

 

Alimenti commerciali o dieta casalinga: un dibattito aperto

Durante la visita di routine, soprattutto nel caso dell’acquisto di un cucciolo o di un gattino, il veterinario cerca di consigliare il nuovo proprietario su quale sia l’alimentazione più corretta. Da una parte abbiamo le diete commerciali, appositamente formulate da esperti mangimisti che si occupano di realizzare alimenti completi volti a soddisfare i fabbisogni dell’animale nelle diverse fasi della vita ma anche per il controllo di alcuni stati patologici particolari (ad es. intolleranze, problemi urinari, obesità, difetti alle articolazioni, ecc.) e dall’altra abbiamo la dieta casalinga. Una buona dieta commerciale ha l’indubbio vantaggio di essere bilanciata, comoda e sempre reperibile: basta aprire una scatoletta o un sacchetto di mangime e riempire la ciotola, sempre rispettando le quantità suggerite in base a taglia, peso ed età dell’animale. Nel caso della dieta casalinga la situazione è un po’ più complessa. Bisogna infatti evitare che l’animale possa andare incontro a fenomeni carenziali sulla breve o lunga distanza o peggio ancora, nel caso di un giovane animale, a problemi di accrescimento, e dedicare particolare attenzione ai soggetti con patologie specifiche, che richiedono un supporto alimentare particolare. È necessario dunque che la dieta casalinga venga formulata con cognizione di causa, possibilmente da un eserto in nutrizione, aggiungendo al menù numerose materie prime e integratori, cosa che richiede un impegno sia di tempo (per preparare adeguatamente il pasto quotidiano), che economico (per la necessità di reperire materie prime di buona qualità e gli ingredienti aggiuntivi).

 

 

Il “raw food”

Accanto alla dieta di tipo casalingo esiste poi la cosidetta alimentazione BARF, una sorta di “scuola di pensiero” che si basa su una domanda molto semplice: cosa mangerebbe l’animale in condizioni naturali? Indubbiamente non avrebbe la possibilità di acquistare cibo presso un negozio e meno che mai di “cucinare” il proprio pasto in casa. L’acronimo BARF sta a indicare Biologically Appropriate Raw Food ma anche Bones And Raw Food, ovvero un’alimentazione, destinata in questo caso ai carnivori, a base di carne fresca, compresi tutti gli annessi (ossa, pelle, cartilagini, interiora, ecc.). Molti sono, ad oggi, i sostenitori di questa scuola di pensiero che si basa su un approccio molto naturalistico all’alimentazione, caratterizzata però sia da numerosi pro che contro.

Non entreremo nel merito di quale sia la dieta migliore, poiché molte sono le opinioni sull’argomento, alcune delle quali in netto contrasto tra loro: come in tutte le cose, per ogni idea ci sono accaniti sostenitori e detrattori, esattamente come accade anche per l’alimentazione umana, dove non mancano accesi dibattiti che contrappongono i diversi punti di vista su questioni tipo alimentazione convenzionale, vegetariana, vegana, crudista, ecc. Tuttavia, una recente dichiarazione dell’AVMA (American Veterinary Medical Association) riguardo l’utilizzo degli ingredienti crudi nella formulazione della dieta per animali, afferma che presenterebbero potenziali rischi non solo per la salute animale, ma anche per quella umana.

 

 

Diversi sono gli studi scientifici, pubblicati in tempi più o meno recenti, che sono andati a indagare i rischi sanitari potenzialmente provenienti dagli ingredienti crudi, alcuni dei quali hanno messo in evidenza la presenza di batteri quali Escherichia coli, Campylobacter spp., Salmonella spp., Yersinia spp. e Listeria monocitogenes, tutti agenti batterici che possono creare problemi ai nostri animali e rappresentare inoltre un rischio per noi proprietari, sia attraverso le feci e la saliva degli animali stessi che durante la manipolazione “disattenta” degli alimenti. Un recentissimo studio pubblicato nel mese di gennaio sulla prestigiosa rivista scientifica Veterinary Record (Van Bree et al., 2018) dal titolo “Zoonotic bacteria and parasites found in raw meat-based diets for cats and dogs” ha preso in considerazione diverse diete commerciali formulate utilizzando materie prime crude, molto diffuse negli USA, evidenziando in diverse di queste la presenza di alcuni agenti patogeni zoonosici, ovvero trasmissibili dall’animale all’uomo, di natura batterica quali per l’appunto E. coli, Salmonella e Listeria, ma anche parassiti quali Sarcocystis spp. e Toxoplasma gondii.

Indubbiamente alcuni studi condotti negli ultimi anni pongono l’attenzione sul rischio sanitario rappresentato da “diete crude” e “ingredienti crudi”, pertanto è fondamentale che, ma questa è una regola sempre valida, ci si informi bene su cosa scegliere e cosa acquistare, leggendo con attenzione cartellini ed etichette che devono riportare fedelmente la composizione dei prodotti. Facendo la spesa al supermercato, un occhio attento non potrà non aver fatto caso alla dicitura “da consumare previa cottura” presente su molti prodotti destinati all’alimentazione umana, i quali si riferiscono in particolar modo, ma non esclusivamente, alle carni di suino e di pollame, maggiormente a rischio di contaminazione da agenti patogeni.

Studi successivi di microbiologia e igiene alimentare faranno sicuramente maggior chiarezza su quelli che sono i rischi reali nell’utilizzo di alimenti o ingredienti crudi nell’alimentazione dei nostri animali da compagnia e del loro possibile impatto sulla salute umana. (Autori: Cristiano Papeschi e Linda Sartini)

 

 

 

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