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Lo sapevate che originariamente il pesce rosso (Carassius auratus) era diffuso in natura unicamente in Asia orientale? La specie, per via di successive e ripetute immissioni, è oggi invece presente, alloctona, in varie regioni del mondo.

Il fatto che le origini del pesce rosso si perdano nella notte dei tempi è cosa ben nota. Si dice (non esistono tuttavia documenti inconfutabili a provarlo) che carassi di colore rosso vivo venissero allevati a scopo puramente estetico in alcune regioni della Cina già nel 400 a.C.: lo riferisce, tra gli altri, Vittorio Menassé nel suo classico e ormai “antico” testo Carassi, koi e gli altri pesci d’acqua fredda, pubblicato da Edizioni Encia di Udine nel 1974.

Lo sapevate che le prime citazioni certe della sua esistenza risalgono invece ad alcuni documenti riconducibili alla dinastia Sing (960-1278)? Da allora e per qualche secolo chi-hy (questa è la trascrizione più o meno precisa del suono che ha il nome del nostro amico in cinese) è stato considerato un dono degli dei del quale erano degni unicamente imperatore e nobili. La diffusione, al di là della cerchia privilegiata delle classi dominanti, avvenne durante i tre secoli circa della dinastia Ming (1368-1644), lo stesso periodo nel quale il pesce rosso cominciò a essere esportato all’estero.

 

 

Lo sapevate che le varietà eteromorfe (quelle in cui varia anche la forma del corpo: fantail, ninfa, occhi a bolla, ecc.), alcune delle quali erano già state selezionate nei secoli precedenti, hanno avuto un formidabile impulso a partire dal 1500, da quando la specie è arrivata in Giappone, dove ha trovato pazienti e capaci allevatori?

 

È impossibile affermare con esattezza assoluta quando il pesce rosso sia giunto in Europa. Si narra che la prima importazione sia avvenuta in Portogallo intorno al 1600. Ma lo sapevate che sono invece noti con ragionevole certezza l’anno e il Paese della prima riproduzione ottenuta nel vecchio continente? La nazione che vanta questo primato è l’Olanda e l’anno è il 1728, ben prima di qualsiasi altro pesce allevato dall’uomo a fini ornamentali. In Italia l’importazione risalirebbe a quello stesso secolo XVII e quasi allo stesso periodo l’immissione in acque libere in diverse delle quali è oggi presente, rinselvatichito, con una colorazione che lo avvicina a quella del carassio comune (Carassius carassius).

 

 

Lo sapevate che in Italia i primi allevamenti in cattività del carassio dorato vennero realizzati nel bolognese utilizzando i maceratoi della canapa o le risaie e che tuttora in quell’area geografica sono presenti i maggiori impianti per la sua riproduzione?

 

E lo sapevate che la riproduzione del pesce rosso, anche se poco praticata, può avvenire facilmente anche in acquario? Per ottenerla è sufficiente anche una vasca non grandissima (da una cinquantina di litri in su) con acqua fresca e neutra e con temperatura intorno ai 22 °C. Sarà gradita la presenza di una zona ricca di piante, meglio se a foglie fini (es: Eleocharis, Riccia, Utricularia…). Le uova vengono deposte sulle piante e schiudono in circa una settimana. Gli avannotti alla nascita sono lunghi 3/4 mm e sono di colore bruno.

 

Lo sapevate che la notevole variabilità di colore dei carassi dorati deriva dalla diversa combinazione nei vari individui di eritrofori (cellule cromatofore portatrici del pigmento rosso), xantofori (pigmento giallo) e melanofori (portatori di melanina, pigmento nero o bruno)?

 

 

I carassi dorati assumono la loro vivace colorazione soltanto intorno agli otto mesi di vita, mentre prima hanno una livrea uniformemente brunastra. E lo sapevate che, a causa di questa colorazione poco appariscente, i giovani sono da diversi autori definiti “bronzini”? Un nome volgare, in verità poco usato in acquariofilia, che la specie ha in comune con la spigola, Dicentrarchus labrax, il ben noto serranide marino detto appunto anche bronzino (o branzino).

 

La spigola è un pesce pregiato dal punto di vista alimentare e di discreta taglia. Al pesce rosso siamo invece abituati a pensare come a un animaletto di una decina di centimetri o poco più, ma lo sapevate che gli individui che vivono in natura, compresi ovviamente quelli rinselvatichiti (oggi i più numerosi nel mondo) possono raggiungere taglie ragguardevoli? Ci sono casi documentati, in Italia, di pesci di lunghezza sino a 36 cm e peso di 900 gr!

 

E infine lo sapevate che il pesce rosso è oggi presente, in acque libere o in vasche e fontane di giardini pubblici e privati, in ogni regione italiana? Un dato che forse dovrebbe indurre tutti noi a un maggior rispetto verso l’ambiente e la fauna nostrana. (Autore: Luciano Di Tizio)

 

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