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Dalle vasche più antiche a quella più profonda, dagli ospiti più comuni al ghiaccio che si forma soltanto in superficie… sugli stagni ornamentali c’è sempre qualcosa in più da sapere!

I laghetti ornamentali hanno un’origine antica, molto più di quanto comunemente si creda. È noto che l’allevamento dei pesci rossi è citato in testimonianze risalenti alla dinastia Sing (960-1278 d.C.), ma che probabilmente era iniziato ancora prima: in molti testi si parla del 400 d.C. anche se prove certe in tal senso scarseggiano. I carassi dorati erano allevati, ovviamente, soprattutto negli stagni da giardino che dunque già un migliaio di anni fa erano, almeno in Oriente, ben diffusi. Ma lo sapevate che resti di strutture interpretabili come laghetti ornamentali sono stati rinvenuti nel corso di scavi archeologici in Mesopotamia, Egitto, Grecia, nell’isola di Creta e in svariati siti riconducibili alla civiltà romana? La magia dell’acqua all’interno dei giardini, a volte anche con risvolti legati alla religiosità, ha coinvolto dunque un po’ tutte le civiltà antiche, anche ben prima dell’anno zero!

I laghetti inoltre rappresentano un tema ornamentale tutt’altro che raro nei tappeti persiani che propongono immagini di giardini fioriti. Qualcuno pensa che gli abilissimi artigiani/artisti che li realizzavano lo facessero per godere della bellezza dei fiori (spesso il fior di loto) e dell’acqua anche in inverno. In realtà le motivazioni, oggi anche commerciali, erano anticamente legate soprattutto alla tradizione e alla religiosità, ma la sostanza non cambia: se erano rappresentati nei tappeti i laghetti erano certamente presenti anche nei giardini dell’antica Persia.

Del resto, la capacità di costruire invasi impermeabili l’uomo l’ha acquisita sin dalla notte dei tempi: in Pakistan, tra i resti della città di Mohenjo-daro, una delle più grandi della civiltà della valle dell’Indo (3300-1300 a.C.), è presente una struttura in mattoni cotti a forma di vasca detta il Grande Bagno. Probabilmente si tratta di una piscina, come si evince dalla presenza di alcuni gradini che favoriscono l’accesso. Ma alla fin fine la differenza tra laghetto e piscina non è poi così grande…

Restando in questo ambito (tra piscine e laghetti) è d’obbligo, non fosse altro che per orgoglio nazionale, almeno un’altra citazione: la vasca più profonda del mondo si trova in Italia! Per l’esattezza a Montegrotto Terme, in provincia di Padova, ed è denominata Y-40: la Y richiama la figura di un apneista in fase di immersione e la cifra fa riferimento alla profondità massima, che in realtà è di 42 metri.

Qui non troverete certamente carassi dorati che invece popolano in gran numero i laghetti (e gli acquari) di tantissimi appassionati. L’animale da compagnia più diffuso al mondo è proprio il pesce rosso, ospite privilegiato della gran parte degli stagni privati. In Italia, secondo il Report Assalco 2018 presentato in occasione del più recente Zoomark, sarebbero presenti oltre 60 milioni di pet, tra i quali circa la metà costituita da pesci. E tra i pesci, come sa bene qualsiasi negoziante, nessuno vanta numeri paragonabili a quelli del carassio dorato.

Proseguendo in questa ipotetica classifica nei laghetti dei giardini pubblici, dopo il pesce rosso, l’animale più diffuso è probabilmente la testuggine palustre americana Trachemys scripta presente, con le sue tre sottospecie (T.s.scripta, T.s.troostii e T.s.elegans), con centinaia di individui, quasi certamente con numeri superiori persino a quelli dell’altra regina degli stagni, la koi o carpa giapponese. La Trachemys scripta è presente anche in strutture private, ovviamente, ma qui i numeri sono stabili, con tendenza al calo, visto che il commercio di questa testuggine, inserita nell’elenco delle specie esotiche invasive, è oggi proibito.

Passiamo ora dagli ospiti alla gestione del laghetto. Negli specchi d’acqua, e quindi anche nei laghetti da giardino, il ghiaccio si forma solo in superficie. A ben riflettere è una cosa assai strana: in qualsiasi altro liquido il ghiaccio inizierebbe a formarsi dal fondale risalendo verso la superficie. Se accadesse anche con l’acqua avremmo risultati disastrosi con la morte per congelamento degli animali acquatici e l’impossibilità di usare il prezioso liquido per le specie che vivono a terra, uomo compreso. Invece congela solo la superficie che funge da isolante rispetto alle gelide temperature esterne consentendo che la vita continui a svolgersi con tranquillità al di sotto della crosta di ghiaccio. La fortuna (per i pesci e per noi) è che mentre tutte le sostanze con l’aumentare della temperatura aumentano di volume e quindi la loro densità diminuisce, l’acqua da 0 a 4 °C ha un comportamento del tutto particolare: in questo range termico (al di sopra dei 4 °C ogni stranezza scompare) man mano che la temperatura cresce il volume dell’acqua diminuisce e la densità aumenta. Nei periodi più freddi la superficie, a contatto con l’aria gelida, si raffredda per prima e l’acqua, più densa e pesante (ovvero intorno ai 4 °C), tende a inabissarsi sostituita da altra acqua che a sua volta subisce il medesimo processo fino a quando l’intero bacino raggiunge una temperatura intorno ai 4 °C. A questo punto l’aria gelata raffredda ancora di più la superficie portando la temperatura al di sotto dei fatidici 4 gradi e l’acqua comincia a gelare: le sue molecole si espandono rendendo lo strato ghiacciato più leggero dell’acqua sottostante e facendo sì che si formi una lastra che isola le acque profonde e le protegge dal gelo. Al di sotto del ghiaccio, e comunque sempre nei mesi più freddi, i corpi d’acqua mantengono appena sotto della superficie sempre e comunque una temperatura intorno ai 4 °C.

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