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Gli ofidi (serpenti) sono predatori, pertanto necessitano di una dieta a base di proteine di origine animale e di regole precise in quanto ad alimentazione. Ogni specie animale ha le sue esigenze in fatto di alimentazione. Anche i rettili non fanno differenza: se guardiamo all’interno dei grandi gruppi di sauri e cheloni troveremo infatti che esistono specie carnivore, specie erbivore (o vegetariane) e specie onnivore. Gli ofidi, invece, sono tutti quanti carnivori e predatori, con piccole differenze determinate dall’ambiente in cui vivono, pertanto chi acquista un serpente come animale da compagnia dovrà mettere in conto da subito che la sua sopravvivenza richiederà il sacrificio di altre vite.

Le regoli generali

In natura i serpenti non si limitano a ingerire l’alimento, bensì per loro nutrirsi è un complesso iter che inizia con la ricerca della preda, continua con la sua uccisione e prosegue con l’ingestione di questa, per concludersi con la digestione, processo che avviene in tempi più o meno lunghi. Molti serpenti sono agevolati dal possedere un’arma micidiale, il veleno, che viene inoculato nella preda attraverso il morso e che di conseguenza aumenta le probabilità di successo e limita in buona parte lo scontro fisico. Altri serpenti, come i “costrittori”, hanno sviluppato strategie che consentono loro di bloccare e soffocare la preda prima di procedere alla sua ingestione. Quale che sia il modus operandi, generalmente l’ofide consuma il proprio pasto intero, a partire dalla testa in modo da rendere meccanicamente più semplice il suo scorrimento attraverso la bocca e verso lo stomaco. Non sempre, al momento della sua ingestione, la preda è completamente morta. Dopo il pasto il serpente è generalmente appesantito e più lento e andrà a cercare un luogo tranquillo, riparato e caldo, al fine di dare il via al processo digestivo che, a seconda della dimensione della preda e della temperatura ambientale, potrà richiedere anche molto tempo. Ma quali sono le prede preferite dai serpenti? Dipende, alcuni di loro sono estremamente specializzati e si nutrono dunque di un ben determinato tipo di preda, mentre altri sono un po’ più adattabili. In linea generale l’ofide cerca un pasto adatto alle proprie esigenze, anche per quel che riguarda le dimensioni, e in linea con le proprie abitudini alimentari, ma comunque in natura la scelta è davvero vasta: roditori, piccoli mammiferi, volatili, anfibi, rettili (in alcuni casi anche altri serpenti), uova, pesci e invertebrati.

 

Il serpente in cattività

La regola generale, in questo caso, è quella di conoscere bene la specie che si sta allevando o detenendo in casa, e la dieta più corretta dovrà essere il più vicino possibile a quella che l’animale seguirebbe in natura. Fortunatamente, nella gran parte dei casi, i piccoli roditori rappresentano quasi sempre un buon compromesso per la maggior parte delle specie commercializzate, ma questa regola non è sempre valida. Per avere un serpente in buona salute, oltre alla corretta alimentazione è necessario fornire una teca di dimensioni adeguate, con i giusti arricchimenti ambientali da scegliere in funzione all’areale e al biotopo di provenienza, dotata di rifugi, di un fondo adeguato, di vegetazione se necessario, ma soprattutto correttamente gestita dal punto di vista della temperatura e dell’umidità. Non devono inoltre mai mancare le lampade a raggi UV. Per quanto questi dettagli potrebbero sembrare di scarso interesse quando si parla di alimentazione, è necessario ricordare che il benessere dell’animale e il rispetto dei fabbisogni climatici, in particolare il range di temperatura interno alla teca, influisce in maniera determinante sull’assunzione di cibo ed è indispensabile per l’espletamento di molti processi metabolici, compresa la digestione.

 

 

La preda

Come abbiamo già accennato, la preda migliore è quella che il serpente caccerebbe in natura. È importante ricordare che, sebbene si tratti di animali carnivori, non è sufficiente nutrirli con un pezzo di carne (muscolo) e basta. Allo stato selvatico la preda viene ingerita intera, completa di ossa, pelle, peli, penne, unghie o guscio: questi elementi, per quanto possano sembrare semplicemente “scarti”, sono invece fondamentali sia per l’apporto di calcio che per la peristalsi intestinale; in cattività, nonostante la cosa possa destare una certa repulsione, bisognerà rispettare questa regola al fine di non incorrere in problemi di natura patologica. Prendendo in considerazione tutte quelle specie che possono essere tranquillamente nutrite con piccoli roditori, per lo più topi e ratti, che rappresentano la maggior parte dei serpenti presenti nelle case degli italiani, oggi la tendenza è sempre più quella di fornire ai propri ofidi prede decongelate, ovvero soggetti allevati, soppressi, congelati sottovuoto e venduti. La preda congelata ha degli indiscutibili vantaggi sia per quel che riguarda la comodità di stoccaggio (un semplice congelatore) che per ragioni sanitarie, poiché il freddo abbatte notevolmente la carica microbica. Nell’utilizzo di prede congelate c’è anche un risvolto etico in quanto si elimina, per la preda stessa, la paura, il dolore e lo stress legato alla predazione. Prima della somministrazione il “pasto” va però adeguatamente scongelato e somministrato al serpente per lo meno a temperatura ambiente, meglio se riscaldato leggermente (37 °C circa). Mai presentare al serpente la preda direttamente con la mano, a meno di non voler rischiare un morso accidentale: meglio utilizzare sempre delle lunghe pinze. Non tutti i serpenti si adattano bene al decongelato, soprattutto se abituati ad alimentarsi esclusivamente con prede vive; pertanto sempre più gli allevatori iniziano ad abituare i propri animali fin dalla nascita.

 

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Dall’altra parte, l’utilizzo di prede vive rispecchia molto più quanto avviene in natura: il topolino o il ratto viene inserito nella teca e il serpente, spinto dall’istinto, dalla percezione del calore, dell’odore e del movimento della preda, inizia la sua battuta di caccia: è buona regola, però, in caso di utilizzo di animali vivi, non lasciare mai da soli predatori e prede, poiché queste ultime potrebbero infliggere lesioni all’ofide. Ancora oggi non tutti gli autori sono concordi su quale sia la scelta migliore (preda viva o decongelata) e alcuni addirittura suggeriscono di alternare le due possibilità; in ogni caso è bene acquistare gli animali da pasto presso allevatori specializzati in quanto, per evitare stati carenziali nel serpente, è necessario che le prede siano alimentate a loro volta correttamente, senza dimenticare l’aspetto sanitario, che può essere garantito solo da chi lavori in maniera seria e professionale. In alternativa molti privati allevano personalmente gli animali da pasto al fine di averli sempre disponibili e a basso costo, grazie alla semplicità di gestione e all’innata prolificità di molte specie come topo e ratto. (Autori: Cristiano Papeschi e Linda Sartini)

 

 

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