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Quanto sono importanti le persone e quanto possono fare la differenza, nella vita come nel lavoro? Davvero tanto. Se leggete a pagina 30 la cronaca dell’evento che ha celebrato i cinquant’anni di vita della Ferplast, non tarderete a comprendere come il carisma, la grinta, l’intraprendenza e il coraggio del suo fondatore, Carlo Vaccari, abbiano rappresentato le armi vincenti della sua impresa.
I giornali, così come Internet, sono pieni di riferimenti a persone che hanno “fatto la differenza” nelle aziende in cui lavorano. Clamoroso il caso di quel dipendente della Lego che, rispondendo con simpatia e gentilezza alla lettera di un bambino che aveva perso un eroe in mattoncini, ha suscitato una reazione virale sul web che ha fruttato all’azienda danese un salto di qualità in termini di immagine tale che nessuna pubblicità avrebbe potuto assicurare. Anche in questo caso è stato l’uomo, il singolo con le sue caratteristiche caratteriali e umane, a fare la differenza.
Se è vero che il discorso vale per le grandi aziende, è altrettanto vero che il medesimo principio è applicabile anche a quelle piccole, compresi i negozi: anche il titolare è un imprenditore, persino quando alle sue dipendenze non ci sono collaboratori e può contare solo sulle sue forze e sulle sue capacità.
La vecchia scuola sosteneva che il fine dell’impresa fosse il business e che i dipendenti servissero a perseguire il profitto: oggi si crede che business e persone siano sullo stesso piano. Come dire: fai crescere le persone e farai crescere il tuo giro d’affari. Ma la formula vincente per far crescere le persone parte dalla consapevolezza dell’imprenditore o del proprietario del negozio: deve ammettere che la responsabilità della sua impresa è sua e che lui per primo deve mettersi in discussione, deve cambiare per primo, deve capire che la sua crescita personale sarà la base del suo successo.
Kaizen è un termine giapponese che significa cambiare in meglio, migliorare continuamente. Credo che kaizen dovrebbe diventare la parola d’ordine di ogni imprenditore, di ogni titolare di petshop che voglia far crescere la sua attività. Perché applicare il concetto di kaizen significa valorizzare le persone e metterle in condizione di esprimersi al meglio in sintonia con il principio che l’anima di un’azienda, qualsiasi azienda, anche la più piccola, sono i sogni, la personalità, i valori, la passione e l’individualità di chi vi opera.
Insomma: è cambiata la percezione di cosa voglia dire essere un imprenditore e, soprattutto, c’è una bella differenza tra “fare” l’imprenditore ed “esserlo”. Spesso chi lo fa non lo è, perché essere un imprenditore è qualcosa che si ha dentro, un “dono” a cui sono inevitabilmente associate qualità imprescindibili come il coraggio, la determinazione, l’intuito, il distacco, la passione, la leadership, la capacità di mediazione, l’ottimismo, lo spirito di sacrificio, la forza di volontà, la creatività, il rispetto per se stessi e per gli altri, il senso di responsabilità.
Trovare tutte queste qualità in una sola persona è molto difficile. Ma è qui che scatta la differenza tra “fare” l’imprenditore ed “esserlo”. È su questa base che, anche in un petshop, sono le persone a fare la differenza.

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