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Vuoi perché nel lago sono decisamente predominanti sugli altri pesci (costituendo oltre i due terzi dell’ittiofauna locale), vuoi perché da soli offrono una scelta talmente vasta e completa sotto tutti i punti di vista (dalla biologia alla livrea) da soddisfare pienamente chi allestisce questo tipo di acquario, la famiglia dei ciclidi è spesso l’unica presa in considerazione dagli appassionati delle “vasche Tanganica”. Ciclidi pigliatutto

Purtroppo di difficile reperimento in commercio, gli “altri” pesci del Tanganica (ovvero i “non Ciclidi”) appartengono a diversi ordini e famiglie, anche se quelli di interesse acquariofilo possono essere ristretti ai soli Ciprinodontiformi (i notissimi killifish) e ai siluriformi.
Quando si parla di “killifish” in acquariofilia si pensa sempre ai classici “pesci stagionali” o annuali, minuscoli e coloratissimi quanto effimeri perché raramente vivono oltre un anno anche in cattività. Soprattutto le numerose e splendide specie africane di Aphyosemion e Nothobranchius riscuotono da sempre un buon successo tra gli appassionati di questi Ciprinodontiformi, tuttavia il continente nero riserva molte altre sorprese quanto a killifish, essendo in assoluto il più ricco di specie, in maggioranza peraltro non annuali e decisamente più raccomandabili per gli acquari di comunità.
È curioso ad esempio notare come il più grande dell’Africa, con 12-15 cm di lunghezza massima, sia una vera rarità in acquario nonostante la sua bellezza.
Parliamo di Lamprichthys tanganicanus (Boulenger, 1898), endemico ed appartenente ad un genere monospecifico (un altro presunto rappresentante di questo genere, L. curtianalis, è stato in realtà descritto a partire da un esemplare di sesso femminile della prima specie). Pur essendo allevato in acquariofilia da oltre mezzo secolo (le prime importazioni dal Tanganica risalgono alla fine degli anni Cinquanta), questo bellissimo killifish non ha mai riscosso un grande successo, restando un pesce raro e costoso.

acquario tanganica

Un piccolo gioiello poco noto

Un peccato, perché la sua presenza contribuirebbe a vivacizzare il classico “acquario Tanganica”, monopolizzato dai soliti Ciclidi con i quali, peraltro, convive benissimo, condividendone in natura anche gli habitat da essi più frequentati. L. tanganicanus è un pesce di branco, ma all’interno del gruppo si instaurano gerarchie piuttosto rigide, con un maschio dominante che difende un territorio a partire da un punto di riferimento fisico, quale può essere una roccia sommersa.
Contrariamente a quanto si è a lungo creduto, L. tanganicanus non è un pesce pelagico, che vive cioè in acque aperte magari in folti banchi come le “sardine del Tanganica” (Stolothrissa tanganicae e Limnothrissa miodon), bensì un tipico abitante dei fondali rocciosi, dai quali non si distacca mai troppo. Tra le rocce si riproduce pure: non cura e difende la sua prole come i Ciclidi, in compenso le assicura perlomeno un’efficace protezione indiretta, deponendo le uova negli anfratti e nelle fessure più nascoste e irraggiungibili del reef, dove le larve troveranno alla schiusa un ambiente ricco di ossigeno e di nutrimento. I maschi, riconoscibili per la taglia maggiore e la livrea più vivace, durante la riproduzione difendono un piccolo territorio mostrandosi piuttosto intolleranti verso i rivali, che scacciano con parate intimidatorie ma raramente cruente. Necessita di vasche spaziose (a partire da 200 litri e 130 cm di lunghezza), anche perché andrebbe allevato – per apprezzarne tutta la bellezza – in gruppi di almeno 5-6 individui. Accetta un po’ tutti i mangimi in fiocchi e in granuli, richiede però un regolare apporto di cibo surgelato, soprattutto crostacei ricchi di pigmenti naturali (artemia, mysis, dafnia, mini-krill).
La riproduzione (che in natura avviene ininterrottamente da ottobre a maggio) in acquario non è praticolarmente difficile da osservare, anche se non certo tra le più semplici. La femmina depone le uova (traslucide e del diametro di 3 mm) su substrati diversi, sia naturali – come la sabbia fine – che artificiali, come il mop usato per riprodurre moltissime altre specie di killifish. Gli avannotti, dopo aver consumato il sacco vitellino, possono essere nutriti con naupli di artemia, vermetti mikro, mangime secco finissimo e anguillule dell’aceto, che risultano particolarmente adatte per la loro tendenza, al contrario del mangime secco, a restare a lungo in sospensione nell’acqua. La maturità sessuale viene raggiunta intorno ai 6 mesi.

cuculo baffi pesce

Un “cuculo” con i baffi

Anche i Siluriformi hanno nel lago Tanganica una folta rappresentanza, mentre molto più limitata è la loro presenza sul mercato acquariofilo, di fatto ridotta a un paio di specie della famiglia Mochokidae, appartenenti entrambi al genere Synodontis: S. petricola (Matthes, 1959) e S. multipunctatus (Boulenger, 1898). La prima, endemica della zona nord-occidentale del Tanganica, con i suoi 8-9 cm di lunghezza è il più piccolo rappresentante del suo genere nel lago. In natura vive sui fondali rocciosi, dove “bruca” le alghe che crescono sulle rocce e la micro-fauna di copertura. È una specie principalmente notturna e poco aggressiva nei confronti dei compagni di vasca, che va però mantenuta in un acquario di almeno 150 litri effettivi di capacità, con molti nascondigli e numerose piante. Accetta praticamente tutti i mangimi, secchi, surgelati e liofilizzati che cadano sul fondo, dove normalmente si nutre. Molto simile dal punto di vista della livrea, tanto che le due specie sono spesso confuse, è S. multipunctatus, anch’esso endemico, ma che raggiunge la rispettabile taglia di 25-28 cm. Dimensioni, queste, che limitano le possibilità di ospitarlo in acquario, essendo necessaria una vasca di almeno 350-400 litri, arredata in modo da offrirgli molti rifugi.  In natura vive sui fondali rocciosi fino a 100 m di profondità, nutrendosi principalmente di molluschi (Neothauma e varie specie di bivalvi).
Particolarmente interessanti sono le abitudini riproduttive di entrambe le specie, osservate eccezionalmente anche in acquario, che hanno loro procurato l’appellativo di “pesci gatto cuculo”.
Questi Siluriformi, infatti, parassitano una mezza dozzina di specie di Ciclidi incubatori orali, deponendo le loro uova all’interno della cavità boccale dell’ospite, che le “coverà” fino alla schiusa, continuando a proteggere i piccoli Synodontis che, nella maggior parte dei casi, divorano tutti, o quasi, i loro “fratellastri”!

(Autore: Alessandro Mancini)

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