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Molto spesso ci si trova a dibattere se sia più giusto nutrire i propri animali con diete commerciali, casalinghe o addirittura diete crude. L’argomento è, per certi versi, ancora molto controverso…

Alimentare i nostri pet non è sempre semplice. Ogni specie, indipendentemente dal fatto che sia erbivora, carnivora od onnivora, ha delle esigenze nutrizionali specifiche che dipendono strettamente dall’ambiente dal quale proviene, fattore che ne influenza non solo il tipo di alimentazione ma anche il modo di procurarsi il cibo. Esistono poi altre variabili che possono determinare una variazione delle esigenze nutrizionali all’interno della stessa specie: in particolare l’età, lo stato fisiologico, l’attività fisica e, nel caso del cane e del gatto – animali domesticati ormai da molto tempo – anche la razza, poiché la selezione “artificiale” ha portato a creare soggetti con esigenze ancora più specifiche. Per questo molte aziende mangimistiche creano alimenti ad hoc per le diverse razze di cane o di gatto, per animali in sovrappeso o per soggetti convalescenti, per animali sterilizzati o che fanno vita più o meno attiva, per pazienti con problemi renali o di intolleranze alimentari… e chi più ne ha, più ne metta.

La testuggine leopardo è una delle più grandi in assoluto tra i cheloni con abitudini terricole. Secondo alcuni autori in un’ipotetica classifica sarebbe al quarto posto, grazie a una lunghezza media del carapace di ben 45 cm (30 e 70 cm sono invece i limiti minimo e massimo nella taglia degli adulti) e con un peso medio di 13-18 kg (record 40 kg, secondo alcuni addirittura 50 kg). La sua denominazione scientifica è Stigmochelys pardalis (Bell, 1828) ed è diffusa in Africa in una vasta area che va dall’Etiopia al Sudafrica, dal livello del mare sino a oltre 2.000 m di altitudine, soprattutto in habitat secchi o di savana a temperatura diurna elevata. Sembrano siano invece mal tollerati ambienti umidi e freddi, anche se alcuni individui sono stati osservati in zone a clima relativamente piovoso.

 

I pappagalli domestici possono essere venduti già svezzati o ancora da svezzare. Spesso si sente dire o si legge, specie sul web, che sia sbagliato acquistare pappagalli ancora da svezzare e che chi li vende in queste condizioni pecchi di irresponsabilità. In realtà, per il pappagallo non cambia assolutamente nulla se a fornirgli l’alimento è l’allevatore o il nuovo proprietario, a patto che quest’ultimo sia ben informato e lo sappia fare nel modo corretto. E questo è il punto: bisogna assolutamente che chi acquista volatili ancora da svezzare sappia bene cosa fare, sia ben informato o si appoggi a esperti. Farlo con superficialità e approssimazione – anche se non intenzionalmente – può portare a conseguenze disastrose e addirittura alla morte del soggetto, prima che il proprietario possa rendersene conto.

Lo sphinx Ha un aspetto fuori dal comune che attira l’attenzione sia per le grandi orecchie che per le rughe su muso e corpo, per non parlare della coda che sembra una frusta e dell’addome pronunciato.

È un gatto che non lascia indifferenti, o lo si ama o no: non ci sono vie di mezzo. Lo amano di sicuro tutti coloro che adorano le fusa ma sono allergici al pelo. Non piace invece a chi predilige i gatti “pelosi”.

La prima volta che lo si accarezza si ha una strana sensazione di morbidezza, di calore e di sudore: è come toccare una pelle di daino calda. Di solito lo sphinx si avvicina prontamente in cerca di coccole, si struscia, attira l’attenzione, facendoti capire che tu sei tutto per lui. Ed è appunto questo che conquista (o talvolta infastidisce).

 

La storia:

Alcune testimonianze attestano come fin dall’epoca degli Aztechi, di tanto in tanto, nascevano gatti glabri all’interno di cucciolate con il pelo. Il responsabile è un gene recessivo, cioè che può essere trasmesso per diverse generazioni senza avere effetti visibili, ma il fenomeno può presentarsi solo se ambedue i genitori sono possessori di quello stesso gene.

Nella storia ha sempre fatto notizia la segnalazione di gatti nudi: nella Carolina del Nord nel 1936 e nel 1938, poi nel 1950 in Francia. E altrettanto ha fatto notizia il contrario, come quando nel 1966 in Canada, nella regione dell’Ontario, nacquero cuccioli con il pelo da una mamma… senza pelo.

Vari nomi furono attribuiti nel tempo ai gatti senza pelo: dapprima furono chiamati moonstone cats, poi canadian hairless o chats sans poil, per approdare alla fine al nome sphinx, ossia sfinge.

Gli appassionati di mutazioni si attivarono per creare una nuova razza tanto strana quanto interessante. Nel Minnesota una femmina soriana diede alla luce, nel 1975, una cucciola nuda. La stessa femmina l’anno successivo fece il bis: da qui iniziarono accoppiamenti tra genitori e figli per fissare la caratteristica, ma fu solo nel 1978 che una coppia di gatti nudi venne mandata in Europa, in Olanda, al dottor Hugo Hermandez, che proseguì il lavoro di selezione.

Dopo alcuni anni, nel 1985, in Texas si avviò un programma di selezione e allevamento tra sphinx e devon rex: i primi esemplari furono esposti e ottennero i titoli di Supreme Grand Champion Tica ad Anaheim, in California.

Il pool genetico era ormai ampio e le caratteristiche erano fissate, tanto che nel 2001 la FIFe riconobbe la razza. Anche in Italia ci sono molti appassionati di questi gatti che ottengono sempre più riconoscimenti nelle varie esposizioni.

 

 

Temperamento e cure

Gli sphinx cercano il contatto umano più di qualsiasi altro gatto: sono affettuosi, intelligenti, socievoli, allegri, pacifici, vivono bene in compagnia, interagiscono con altri animali e adorano le persone, adulti e bambini.

Creano un fortissimo legame con tutti i membri della famiglia e si considerano loro pari, tanto che spesso si infilano sotto le lenzuola e dormono con la testa sul cuscino. Considerati talvolta “appiccicosi”, perché sempre al fianco dei padroni, imparano velocemente le loro abitudini, pretendono coccole, carezze e rassicurazioni continue. Danno molto. E pretendono molto.

È sbagliato pensare che non avendo pelo questo gatto non necessiti di cure: la sua pelle produce infatti un sebo che deve essere rimosso con shampoo neutro più volte la settimana, così come le sue orecchie, che si distinguono per una secrezione molto abbondante di cerume e raccolgono polvere, quindi devono essere pulite con lozioni adatte. Anche le unghie si sporcano facilmente per la polvere e l’abbondante produzione di sebo. Si tratta tuttavia di cure settimanali semplici e veloci.

 

 

Cosa dice lo standard

Taglia media, sorprendentemente pesante. I maschi sono più grandi rispetto alle femmine.

Testa cuneiforme, più lunga che larga, cranio arrotondato con un sopratesta piatto. Naso dritto con un leggero stop. Zigomi molto accentuati. Muso rotondo e pronunciato con mento forte. Sono accettati baffi completi o spezzati, purché grossi.

Orecchie grandi, larghe alla base, ben aperte e con punte arrotondate. All’interno sono completamente senza peli. Un po’ di peluria è permessa nell’angolo esterno inferiore e dietro. Le orecchie sono piazzate dritte e leggermente inclinate tanto da formare un angolo sulla testa.

Occhi a forma di limone, grandi, obliqui verso il bordo esterno dell’orecchio: la loro distanza deve corrispondere alla misura di un occhio. I colori dell’iride sono moltissimi e normalmente si conformano a quello della pelle.

Corpo di media lunghezza, forte e muscoloso, non esile. Ventre rotondo, ma non grasso, petto largo e arrotondato. Collo di media lunghezza, muscoloso, arcuato dalle spalle fino alla base della testa, forte, specialmente nei maschi.

Zampe di media lunghezza in proporzione con il corpo, quelle posteriori leggermente più lunghe di quelle anteriori. Una caratteristica della razza è il posizionamento degli arti anteriori, che sono ben distanti tra loro, con ossatura media e muscolosa. Piedi ovali con dita lunghe e prominenti: i cuscinetti sotto le dita sono più grandi rispetto a quelli degli altri gatti, tanto che danno l’impressione che il gatto cammini su nuvole d’aria.

Coda lunga in proporzione con il corpo, elegante, larga alla base e affusolata verso l’estremità. È accettata la “coda del leone”, con ciuffi di pelo all’estremità.

Il mantello è senza pelo, ma potrebbe essere coperto da una peluria corta e sottile: la sensazione al tocco è quella della pelle di daino, con una piccola resistenza quando lo si accarezza. Pelle rugosa specialmente intorno al muso, tra le orecchie e intorno alle spalle. Le rughe non devono essere troppo pronunciate, per non inficiare la salute del gatto.

I peli, sottili e corti, sono permessi sui piedi, sul ponte del naso, sugli zigomi, dietro le orecchie, sui testicoli e sulla punta della coda. Quanto ai colori, tutte le varietà di tinta sono permesse, incluse quelle con il bianco. (Testo e foto di: Laura Burani e Renate Kury)

 

 

 

La Mielopatia Degenerativa

Fra le patologie neurologiche dell’animale domestico la Mielopatia Degenerativa (DM) è una grave patologia che colpisce il midollo spinale di molte razze canine – ma viene riscontrata anche in soggetti non di razza pura – prevalentemente di grossa taglia, in un’età compresa fra i 5 e i 14 anni, senza distinzione di sesso.

Si manifesta con una progressiva e irreversibile interruzione degli stimoli nervosi dagli arti al cervello e viceversa, provocando la totale incapacità deambulatoria dell’animale e conducendo all’eutanasia. Causa dei sintomi è una degenerazione della materia bianca (composta da assoni rivestiti di mielina) del midollo spinale, attraverso la quale avviene la trasmissione degli impulsi sensoriali dagli arti al cervello e di conseguenza la trasmissione in senso inverso degli impulsi motori volontari e involontari. Fra i vari sintomi si riscontrano un’iniziale atassia del treno posteriore, lo scivolamento degli arti sulle diverse superfici lisce e gradualmente nel tempo una totale perdita del movimento volontario posteriore, accompagnata da una grave atrofia muscolare. Vengono poi interessati anche agli arti anteriori, infine i muscoli del collo e i muscoli preposti alla respirazione.

Il ruolo della riabilitazione è di vitale importanza, poiché se trattata per tempo la patologia può essere rallentata garantendo all’animale una qualità di vita migliore. È fondamentale seguire un programma regolare di riabilitazione che consiste in sedute mirate a contrastare l’atrofia muscolare ed esercizi per mantenere l’escursione articolare. L’underwater treadmill – o tapis roulant in acqua – contribuisce efficacemente al mantenimento della stazione e al miglioramento della coordinazione. Non esistono cure mediche, dunque è importantissimo l’impiego di integratori alimentari di eccellente qualità, in particolare di vitamina B12. Le vitamine essenziali del gruppo B sono otto e benché siano presenti negli alimenti in natura o spesso associate in un solo complesso vitaminico cosiddetto genericamente del gruppo B, le ricerche mostrano che, da un punto di vista chimico e funzionale, sono nutrienti ben distinti. Nella forma associata coadiuvano il normale funzionamento del metabolismo energetico e contrastano il senso di affaticamento. Inoltre il necessario apporto vitaminico di omega 3 è indispensabile per mantenere la struttura e garantire il funzionamento delle cellule nervose.

 

 

L’ernia discale

Un’altra patologia neurologica molto frequente, soprattutto nei bassotti, trattata con efficacia nelle sedute di riabilitazione è l’ernia discale. Colpisce prevalentemente dopo i 6 anni di età e consiste nella rottura di un disco vertebrale e nella conseguente fuoriuscita di materiale discale, che va a comprimere i nervi della colonna vertebrale nei distretti limitrofi. Anche in questo caso, in associazione alla riabilitazione veterinaria che inizia con un trattamento passivo e prosegue con esercizi attivi, oltre all’ausilio di alcune terapie strumentali è indispensabile l’uso di integratori alimentari. Molto indicata l’associazione di glucosamina, per integrare la cartilagine del disco intervertebrale, oltre all’aggiunta degli integratori vitaminici del gruppo B e di omega 3.

 

La poliradicoloneurite

Una patologia neurologica importante trattata con ottimi risultati nella riabilitazione veterinaria è la poliradicoloneurite, malattia degenerativa del sistema nervoso centrale e periferico conseguente alla perdita della guaina mielinica che riveste gli assoni delle cellule nervose. Di causa ignota, ma di probabile natura autoimmune, si manifesta con la progressiva paralisi degli arti. Richiede tempestive cure riabilitative veterinarie, oltre a specifiche terapie atte a recuperare il più velocemente possibile il tono muscolare perso durante l’immobilità onde evitare le piaghe da decubito soprattutto nei cani più pesanti. Importanti anche le terapie passive iniziali e la collaborazione del proprietario durante la fase acuta della malattia perché possa seguire il paziente anche a casa in base alle indicazioni fornite da fisioterapeuta. Anche per questa patologia è cruciale l’impiego di un’integrazione vitaminica, associando il complesso B e l’omega 3 al coenzima Q10, che svolge un’importante azione antiossidante.

 

 

L’embolo fibrocartilagineo

Altra patologia neurologica che beneficia dei trattamenti fisioterapici è l’embolo fibrocartilagineo per il quale, oltre alla terapia antinfiammatoria prescritta dal medico veterinario di fiducia, sono essenziali la riabilitazione e la somministrazione di integratori mirati.

 

Mai rinunciare a intervenire

Le patologie in ambito veterinario che rispondono al trattamento con integratori alimentari con minerali e vitamine sono molteplici e gli esempi menzionati sono suffragati da un’ampia documentazione e letteratura scientifica a livello internazionale. È importantissimo che oggi l’informazione consenta di non demoralizzarsi o rinunciare a intervenire, ma anzi invogli a intercettare tempestivamente la patologia e a pianificare i trattamenti per regalare all’animale la migliore qualità di vita possibile. I risultati parleranno da soli. (Autore: Sally Mascaro)

“Ghiozzi” è il nome comune con cui sono conosciute le circa 2.000 specie di Gobidi, la più grande famiglia di pesci marini. Grazie alla loro taglia ridotta, alla notevole intelligenza e a un’accattivante livrea, sono ospiti raccomandabili per l’acquario di barriera

 

A proprio agio sulla sabbia

Con l’avvento del moderno acquario di barriera i gobidi (Gobiidae) sono divenuti finalmente protagonisti, rivelandosi in molti casi compagni ideali per acropore, tridacne & Co. Salvo poche eccezioni, in questi pesci non vi è traccia di dimorfismo sessuale e la livrea è simile nei due sessi. I ghiozzi sono in maggioranza ermafroditi, sia proterandri che proterogini (cioè passano, rispettivamente, da maschio a femmina, o viceversa). Depongono le uova su diversi substrati protetti, anche artificiali (relitti, carcasse di auto, tubi, ecc.); spesso è il maschio che se ne prende cura fino alla schiusa, più raramente se ne occupa la femmina o entrambi i genitori. Generalizzare, parlando di questa immensa famiglia, è però sempre pericoloso: le differenti caratteristiche ecologiche riscontrabili fra questi pesci impongono una scelta ragionata a seconda della tipologia di vasca. In particolare, per i ghiozzi che “adorano” la sabbia e su di essa (alcune specie perfino dentro di essa, abitando gallerie scavate da gamberetti con cui vivono in simbiosi) trascorrono buona parte del loro tempo, arrivando a ingoiarla per setacciarla e “risputarla” dopo aver trattenuto le particelle commestibili, l’acquario “berlinese” più estremo – dove cioè si arriva a rinunciare del tutto al fondo sostituendolo con rocce e coralli – non è certo una sistemazione ideale. Viceversa questi ghiozzi sono raccomandabili per vasche con ambientazione ispirata alla laguna corallina: fondo di sabbia fine molto alto (Jaubert o Deep Sand Bed), alghe macrofite (caulerpe e simili), rocce vive limitate a una guglia centrale e comunque occupanti meno della metà della superficie di base della vasca. Tutti i ghiozzi che vivono su fondali sabbiosi apprezzano molto la presenza di una vegetazione algale, da discreta ad abbondante, costituita dalle varie specie di caulerpa ma anche dalle alghe rosse e da quelle brune (sargassi), ancorate alle rocce o direttamente alla sabbia corallina. Anche la presenza di rifugi è fondamentale per il loro benessere: cavità naturali (anfratti e buchi tra le rocce) o artificiali (anforette, tubi in pvc, mezzi vasi di terracotta) non devono perciò mai mancare in acquario.

 

 

Belli ma litigiosi

Il genere Valenciennea comprende una quindicina di specie, alcune delle quali oggi molto richieste per l’acquario di barriera e importate regolarmente dai principali centri di esportazione dell’Indo-Pacifico. In natura si trovano nei biotopi marini costieri come le lagune tranquille con fondo di sabbia fine e blocchi isolati di coralli, ambienti sabbiosi e ciottolosi di risacca, praterie di alghe e fanerogame interrotte qua e là da scogliere rocciose. Si tratta di ghiozzi con una taglia variabile dai 10 ai 20 cm circa. Molto voraci e continuamente in cerca di cibo tra la sabbia (accettano sia mangimi secchi che surgelati, mostrandosi particolarmente ghiotti di chironomi, artemie e mini-krill), possono causare fastidiosi e persistenti fenomeni di torbidità in vasche troppo piccole e con fondo ricco di sedimenti. Formano coppie fisse e piuttosto territoriali, tra loro sono piuttosto litigiosi e non di rado si procurano lesioni alle pinne mordendosi a vicenda in aspre contese. Saltano con estrema agilità, soprattutto se spaventati: un’attitudine da non sottovalutare, se si pensa di allevarli in acquari “aperti”. La specie più comune nei negozi è sicuramente V. puellaris (Tomiyama, 1956), “Maiden goby”, ampiamente diffusa in tutto l’Indo-Pacifico, dal Mar Rosso all’Australia. Per la sua taglia (fino a una ventina di centimetri, anche se in genere non supera i 14-15 cm) dovrebbe essere ospitata in un acquario di almeno 150 litri netti, con una superficie di base non inferiore a 100×40 cm. Molto bella anche V. strigata (Broussonet, 1782), dell’Indo-Pacifico, che può raggiungere i 18 cm. Va ricordato infine che i ghiozzi adulti del genere Valenciennea possono costituire un potenziale pericolo per i pesci e i crostacei sensibilmente più piccoli, come i minuscoli gamberetti commensali su coralli e anemoni. (Autore: Alessandro Mancini)

 

Successo di pubblico per Expopet 2018 a Palermo, che per il secondo anno consecutivo ha fatto tappa presso gli spazi espositivi della Fiera del Mediterraneo.

Numerosi i visitatori accorsi insieme ai loro amici a quattro zampe e alle loro famiglie sia nella giornata di sabato che in quella di domenica, i quali hanno apprezzato la qualità degli stand delle aziende nazionali e dei numerosi allevamenti presenti, ma soprattutto la quantità degli eventi che hanno caratterizzato queste due intense giornate, come ad esempio la simulazione del salvataggio in acqua a cura dell’ACS Salvataggio, la ricerca su macerie di Zampa a 5 Stelle e la dimostrazione di Tricks – Condotta di Gruppo de Il capo Branco.

 

 

Protagonisti della manifestazione sono stati anche i bambini, i quali hanno avuto modo di interagire con i diversi animali presenti in fiera tra cui i bellissimi pony dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Equestre CIR, per la prima volta presente ad Expopet, le cui talentuose allieve hanno incantato il pubblico con degli spettacoli di Volteggio.

 


 

Gettonatissimo come sempre l’Exotic World in cui è stato possibile ammirare quelli che ormai vengono considerati i nuovi pet d’affezione come chiocciole giganti, serpenti, anfibi, e poi insetti e piante.

 

Inoltre un nutrito calendario di incontri e seminari, tra cui lo stage di toelettatura con Sarah Odette Genova e Fabio Brandi, e il meeting su “Il Metodo Aba e la Pet Therapy” a cura di Aba, Dog Paradise e Marcello Messina, hanno consentito ai professionisti del settore e non, d’incontrarsi e confrontarsi.

 

«Siamo davvero soddisfatti dei risultati ottenuti in questo secondo appuntamento nel capoluogo siciliano», afferma l’organizzatore Flavio Cantarero. «La grande affluenza e l’entusiasmo ci hanno messo nelle condizioni di promuovere sempre di più la manifestazione: grandi complimenti ci sono giunti per la professionalità che abbiamo dato all’evento. Ringraziamo il vice sindaco e assessore alle attività produttive, Sergio Marino, che ha valuto onorarci della sua presenza inaugurando la fiera, tutto lo staff SUAP che ci ha supportato, le unità cinofile delle forze dell’ordine per le loro gentili esibizioni, gli espositori, gli allevatori e tutti coloro che hanno contribuito a questo grande successo.»

 

 

Expopet torna il 3 e 4 Novembre a Catania, in una nuova location: il prestigioso centro Fieristico “Le Ciminiere”, proprio nel cuore del centro cittadino.

 

EXPOPET
www.expopet.it