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Le “vere” piante acquatiche

Vallisnerie ed elodee (generi Vallisneria, Egeria, Elodea, Hydrilla e Lagarosiphon) sono piante popolarissime tra gli acquariofili, sin dagli albori di questo hobby, quando i primi appassionati le raccoglievano negli stagni e nei fiumi insieme ai pesci e agli altri organismi ospitati nelle loro vasche. Tutte appartengono alla famiglia delle Idrocaritacee che, come suggerisce il nome, è tra le poche a comprendere pressoché esclusivamente specie acquatiche nel senso letterale del termine, cioè in grado di crescere e riprodursi solo in acqua. Assai meno nota – ed è un vero peccato – è un’altra Idrocaritacea, proveniente dall’Asia tropicale nonché dall’Australia e dall’Africa sud-orientale, incluso il Madagascar (è stata introdotta e acclimatata anche negli USA, precisamente in Louisiana): si tratta di Blyxa aubertii, una bella pianta descritta dal botanico inglese L.C. Richard nel lontano 1814 e che nell’aspetto ricorda un folto cespuglio di vallisneria, con le sue delicate foglie nastriformi (se ne contano fino a un centinaio nei cespugli più rigogliosi) lunghe fin oltre mezzo metro.

Si conoscono due distinte varietà di questa pianta (aubertii ed echinosperma), che differiscono solo per la diversa conformazione dei semi

 

I motivi della sua scarsa diffusione nelle nostre vasche trovano in parte spiegazione nell’evoluzione recente del commercio delle piante d’acquario: oggi, come si sa, la maggior parte di esse viene prodotta in coltura idroponica a partire da meristemi in serre specializzate, un sistema che “premia” le specie anfibie o palustri e penalizza invece quelle esclusivamente acquatiche, di cui solo le specie più richieste e popolari (elodee, vallisnerie, ceratofilli, muschio di Giava, alcune ninfee, qualche galleggiante, ecc.) vengono perlopiù importate dall’Oriente, dove sono ancora coltivate sommerse.

 

Si tratta di una vera pianta acquatica, simile alle vallisnerie con cui è strettamente imparentata, che forma cespugli a rosetta con foglie nastriformi lunghe fino a 60-70 cm e larghe meno di un centimetro

 

Bella ma effimera

Vi è poi da aggiungere, a onor del vero, che la sontuosa bellezza di questa pianta, nota in acquariofilia anche con il sinonimo di Blyxa echinosperma, è – contrariamente alle più modeste ma longeve cugine – piuttosto effimera: raramente sopravvive più di un anno in acquario e non si moltiplica tramite stoloni o talee con la rigogliosa spontaneità delle altre Idrocaritacee. In compenso non ha esigenze particolari riguardo ai valori chimici, anche se cresce senz’altro meglio in acqua leggermente acida (pH 6-7) e tenera. Un fondo soffice e ben fertilizzato, nonché un’intensa illuminazione, contribuiscono allo sviluppo di “cespugli” particolarmente folti.

 

Questa specie è originaria di un vasto areale che comprende l’Africa sud-orientale (incluso il Madagascar), gran parte del Sud-Est asiatico, Giappone e Oceania (Australia e Nuova Guinea)

Tipica pianta da coltivare in filari sullo sfondo e lungo le pareti laterali, si presta bene per gli angoli e per occultare accessori sommersi. I cespugli più folti possono costituire anche un ottimo punto di richiamo a centro vasca negli acquari più grandi. È una specie adatta per acquari piuttosto grandi e comunque profondi non meno di 50 cm. Richiede una regolare somministrazione di CO2, acqua ben filtrata, forte illuminazione (sotto luce intensa le foglie verdi assumono spesso suggestive tonalità rossastre) e temperatura di 20-28 °C. (Autore: Alessandro Mancini)

 

 

 

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