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Il termine “avvelenamento” evoca spesso brutte immagini di sofferenza, spesso associate, purtroppo, a una volontà perversa di nuocere agli animali. Per “avvelenamento”, in generale, si intende l’assunzione di sostanze nocive che danneggiano l’organismo provocando sintomi diversi a seconda del tipo di tossico. Siamo soliti pensare all’avvelenamento come conseguenza di ingestione di qualcosa, anche se in realtà esistono altre vie di penetrazione di una sostanza all’interno del corpo, umano o animale, come ad esempio per inalazione o attraverso cute e mucose. L’ingestione rimane, comunque, la modalità più semplice e frequente con cui un animale può assumere una sostanza nociva.

Avvelenamento accidentale o doloso?

Si tratta di una distinzione importante in quanto, nel caso di un avvelenamento accidentale, il più delle volte il colpevole è la disattenzione. Non di rado capita che un animale ingerisca liquido antigelo, rodenticida o erbicida, ad esempio, lasciati incustoditi nel garage o in cantina oppure durante il loro utilizzo senza che prima si sia verificata la sicurezza e l’impossibilità da parte dei nostri animali di raggiungere il “veleno”. Ben più grave, anzi dovremmo utilizzare dei termini forti quali deprecabile, incivile, disumano (e chi più ne ha, più ne metta), sono gli avvelenamenti dolosi, ovvero quelle azioni che vengono compiute con il consapevole intento di nuocere a un organismo animale, o perché fonte di disturbo (ad esempio il cane del vicino che va a fare i bisogni nel giardino o nell’orto altrui) o per il perverso senso di onnipotenza che trova origine nel malato desiderio di togliere una vita, così… solo per gioco. Senza contare che, potenzialmente, oltre ad andarci di mezzo gli animali, gli avvelenamenti dolosi mettono a rischio anche gli esseri umani, primi tra tutti i bambini che giocano nei prati o nei parchi.

Quella dei bocconi avvelenati è un’usanza che si perde nella notte dei tempi, condannata dalla legge. I bocconi vengono in genere “confezionati” utilizzando qualcosa di goloso, come ad esempio della carne macinata o del pane, e imbottiti poi delle sostanze più disparate, in genere di facile reperimento, dal veleno per roditori ai lumachicidi, dai diserbanti agli insetticidi e, non contento, qualcuno ci aggiunge anche addirittura dei frammenti di vetro o dei chiodi… un quadro sconcertante! Quale che sia la dinamica di avvelenamento, dolosa o colposa, vediamo insieme gli effetti e i campanelli d’allarme che devono immediatamente spingere il proprietario a rivolgersi con urgenza al veterinario.

Come primo intervento, evitiamo soluzioni “casarecce”, quali ad esempio la somministrazione di latte, di acqua e sale, di perossido di idrogeno, il mettere le dita in gola all’animale per farlo vomitare o qualunque altro “rimedio della nonna,” senza prima aver consultato un veterinario. In caso anche solo di sospetto, meglio precipitarsi in una clinica…

avvelenamento gatto

Avvelenamento da rodenticidi

L’avvelenamento da rodenticidi è uno dei più subdoli, in quanto le molecole utilizzate per questo scopo provocano difetto nella coagulazione del sangue, un meccanismo che determina danni non immediati ma posticipati di alcuni giorni, per cui quando l’animale avvelenato, tramite boccone, ingestione accidentale di un’esca o di un roditore che abbia precedentemente mangiato l’esca stessa, inizia ad andare incontro ad emorragie interne e sanguinamento dagli orifizi naturali, ormai difficilmente si può intervenire in maniera efficace. I segni premonitori, quando presenti, sono pallore delle mucose, respirazione difficoltosa e debolezza. Al contrario, se si assiste all’ingestione di un’esca, intervenendo entro poco tempo è possibile sottoporre l’animale a una terapia specifica in grado di evitarne il decesso… ma bisogna mettere in terapia il soggetto il più rapidamente possibile. I rodenticidi vengono comunemente utilizzati per le derattizzazioni, ma devono essere impiegati secondo norme di sicurezza onde evitare avvelenamenti accidentali. Purtroppo sono anche molto utilizzati per le esche e i bocconi…

Avvelenamento da antigelo

Il glicole etilenico, la molecola più comunemente usata come antigelo per la sua bassissima temperatura di congelamento, è una sostanza dolciastra, molto gradita come sapore e quindi pericolosa da lasciare incustodita. Può provocare irritazione gastro-enterica, nausea, vomito, crisi convulsive e difficoltà di coordinazione motoria, diarrea, depressione, difficoltà respiratorie, coma e morte. Il danno renale è veramente imponente e spesso l’animale, in caso di sopravvivenza ai sintomi precedentemente descritti, muore successivamente per insufficienza renale.

Avvelenamento da stricnina

Sebbene il suo utilizzo sia vietato da molto tempo, vendita compresa, chissà perché ogni tanto si sente parlare di qualche avvelenamento riconducibile proprio alla stricnina. Il suo effetto è rapidissimo: ipersalivazione, convulsioni, coma e morte. Difficilmente si riesce a intervenire in tempo.

Avvelenamento da veleni impiegati in agricoltura

Si tratta per lo più di insetticidi, lumachicidi ed erbicidi, ovvero metaldeide, organofosforici, carbammati e piretroidi, che possono intossicare l’ospite sia per ingestione che per contatto con la cute o per inalazione (ad esempio durante i trattamenti alle colture) e provocano per lo più sintomi neurologici come ipersalivazione, tremori, convulsioni e coma. Alcune molecole, soprattutto i repellenti per gli insetti, vengono comunemente utilizzati per la produzione di antiparassitari per cane e gatto: questi prodotti sono sicuri, fino a che vengono utilizzati seguendo le istruzioni e i dosaggi indicati dalla ditta produttrice, ma in caso di utilizzo scorretto (come il sovradosaggio o semplicemente l’uso su specie diverse da quelle per le quali l’antiparassitario è stato registrato, come nel caso di somministrazione accidentale di piretrine ai gatti) possono causare vere e proprie intossicazioni.

Avvelenamento da piante ornamentali

Difficilmente qualcuno utilizzerà una pianta ornamentale come veleno per un boccone, nonostante ciò questo tipo di intossicazione si può verificare accidentalmente, proprio tra le mura domestiche. Molte piante d’appartamento o da giardino possono contenere sostanze tossiche. Tra queste, solo a scopo esemplificativo, ricordiamo la stella di Natale, le cycas, l’oleandro e il tasso.

Un’apposita ordinanza relativa all’avvelenamento

Il problema delle esche e dei bocconi avvelenati è di tale portata che a livello normativo lo stato si è mosso in diverse occasioni, l’ultima delle quali, cronologicamente, è l’ordinanza del Ministero della Salute del 13 giugno 2016, che prevede l’obbligo di denuncia alle autorità competenti (sindaco, ASL, Istituto Zooprofilattico Sperimentale e forze dell’ordine) anche solo in caso di sospetto avvelenamento. L’autorità sanitaria provvederà poi all’identificazione del tossico a partire dalle esche prelevate dal sito in cui si è verificato l’avvelenamento (qualora ve ne siano ancora sul territorio), dal contenuto gastrico dell’animale oppure dai reperti autoptici. Il sindaco e le autorità competenti provvederanno, nei casi stabiliti dall’ordinanza, alla delimitazione dell’area in questione e alla sua eventuale bonifica. (Autori: Cristiano Papeschi e Linda Sartini).

 

 

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