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Tra i “pesci angelo” (Pomacantidi) vi sono alcuni dei pesci più prestigiosi che si possano ospitare in una vasca marina tropicale. In passato erano i protagonisti degli acquari dedicati essenzialmente ai pesci, oggi l’affermazione dell’acquario di barriera e la maggiore sensibilità degli appassionati hanno ridotto la diffusione delle specie più grandi e costose a favore di quelle di taglia più contenuta e meglio adattabili alla vita in cattività

Il sesso degli angeli

La famiglia Pomacanthidae (dal greco pòma, coperchio – riferito all’opercolo – e àcanta, spina, spesso presente sull’opercolo branchiale) annovera poco meno di una novantina di specie, genericamente note come “pesci angelo”. Questi pesci vengono spesso citati, in letteratura acquariofila e scientifica, come esempio classico del fenomeno biologico del cambio di livrea dallo stadio giovanile a quello adulto, fenomeno che, soprattutto in passato, ha indotto in errore diversi illustri ittiologi, facendo sì che una stessa specie fosse descritta con più nomi scientifici e dunque “scoperta” più volte. Il passaggio di livrea dalla giovanile all’adulta ha anche un’importanza pratica, oltre che estetica, per l’acquariofilo. Essa infatti si accompagna a mutamenti spesso radicali e profondi sia del comportamento che della dieta del pesce. Nelle specie del genere Genicanthus il cambiamento di livrea è associato anche a quello di sesso. Questi piccoli pesci angelo planctofagi, molto diversi per habitat e comportamento dalla maggioranza dei loro simili, sono ermafroditi proteroginici: maturano cioè inizialmente le gonadi femminili per poi trasformarsi, con l’età, in maschi funzionali. La livrea degli individui sessualmente immaturi è uguale o molto simile a quella delle femmine adulte. Con il passaggio alla fase finale maschile (che in acquario ha una durata di circa 1,5-2 mesi), si assiste anche alla graduale ma rapida evoluzione della livrea, piuttosto netta nella maggioranza delle specie.

 

Un genere “abbordabile”

I Pomacantidi del genere Genicanthus sono in assoluto tra i più adatti all’acquario di barriera, non solo per la loro taglia contenuta (15-20 cm in media) ma anche per la dieta zooplanctofaga che li differenzia nettamente dagli altri pesci angelo: contrariamente alla maggioranza dei loro cugini, infatti, frequentano le zone più profonde del reef nutrendosi in acqua aperta presso le scogliere verticali a strapiombo, nuotando in gruppi haremici guidati da un grosso maschio adulto reduce da un… cambio di sesso. Ogni tanto non disdegnano però di “brucare” fra alghe e spugne come i cugini maggiori. In acquario vanno nutriti principalmente con piccoli crostacei vivi o surgelati (artemie adulte, mysis, copepodi, krill), integrati da polpa di cozza finemente sminuzzata e da un buon mangime in fiocchi per pesci marini, che di solito accettano senza problemi. Sono inoffensivi per tutti i polipi corallini e per gli altri invertebrati “ornamentali” (inclusi i gamberetti), inoltre figurano tra i Pomacantidi più tolleranti verso i propri simili e qualsiasi altro pesce. Richiedono però uno spazio libero da rocce e coralli molto più ampio di quanto la loro ridotta taglia potrebbe far credere, pertanto non si possono allevare in acquari inferiori ai 300 litri – o anche più se l’arredamento di rocce vive e la “foresta di acropore” sono particolarmente invasivi – altrimenti restano innaturalmente timidi e ipersensibili. Il menù offerto a questi pesci consisterà in un’ampia gamma di cibi, soprattutto freschi, vivi e surgelati. Ideali mitili e vongole, polpa di gambero e calamaro, vermi marini (arenicola e tremolina), alghe raccolte in mare o cresciute su rocce vive. Tra i surgelati, generalmente graditi krill e mini-krill, artemie adulte, mysis e chironomi. Molto indicati sono anche i già citati mix surgelati appositamente studiati per i Pomacantidi e formulati con ingredienti naturali quali spugne, ascidie, molluschi, alghe, ecc. Non vanno infine dimenticate le verdure, meglio se cotte a pressione, come spinaci e zucchine.

Maschio di Genicanthus lamarck

Qualche specie

La specie più conosciuta in acquariofilia è senza dubbio Genicanthus lamarck (22 cm). I maschi terminali si distinguono solo per una macchia gialla sulla nuca e un ocello blu alla base delle pettorali, inoltre spesso hanno i primi raggi della caudale prolungati in lunghi filamenti. Più rare e ricercate sono altre tre specie (Genicanthus bellus, G. melanospilos e G. watanabei), ancora più piccole (15-18 cm). Tutte sono consigliabili soprattutto per vasche ben sviluppate in altezza (almeno 50-60 cm effettivi). Di comportamento abbastanza pacifico e poco territoriale, si possono tenere anche in piccoli harem, in vasche però di almeno 500 litri. Accettano tutti i mangimi, con preferenza per i piccoli crostacei vivi o surgelati. I mangimi secchi a fiocchi grandi per pesci marini e quelli liofilizzati vengono accettati solo da esemplari ben acclimatati. (Autore: Alessandro Mancini)

Maschio di G. semifasciatus, una specie recentemente importata dalle Filippine

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