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Il genere Alternanthera ha una storia scientifica a dir poco insolita: lo istituì nel 1775 con una descrizione postuma ritrovata fra le carte del viaggiatore e naturalista svedese Peter Forsskål, morto di peste dodici anni prima, non ancora trentenne. Il giovane Peter, quindi, tornò in un certo senso a vivere grazie a una pianta da lui scoperta appena diciottenne.

Vi appartengono numerose specie igrofile e palustri, diffuse principalmente nelle regioni tropicali e subtropicali dell’intero continente americano: negli USA sono volgarmente note come “erba degli alligatori” per il loro sviluppo infestante, che le porta a ricoprire vaste estensioni d’acqua stagnante offrendo rifugio ai grossi e temibili rettili, oltre che a una vasta e diversificata fauna acquatica. In acquariofilia la prima specie fu importata in Europa nel 1963 dal Brasile e venduta inizialmente come Telanthera osiris (dal nome dell’azienda vivaistica Lotus Osiris che per prima la esportò), nella convinzione che si trattasse di una pianta fino ad allora sconosciuta. Si trattava in realtà di Alternanthera reineckii, già nota e scoperta nel 1899. La “nuova” pianta ebbe subito un discreto successo acquaristico grazie alla sua notevole bellezza, nonostante si fosse rivelata fin dall’inizio di coltivazione, tutt’altro che semplice.

Tutte le varietà

Col tempo ne sono state selezionate diverse varietà artificiali (cultivar), sfruttandone la notevole variabilità naturale. Ecco le più conosciute:

  • Varietà lilacina o foglie lillà (Purple o Lilablättrig), dalle foglie sommerse lunghe fino a 9-10 cm con pagina superiore da rosa a rosso intenso e inferiore lillà, mentre quelle emerse sono più piccole e verdi. In acquario cresce (lentamente) fino a mezzo metro di altezza. Pur essendo la forma più popolare e richiesta è molto esigente e delicata.
  • Varietà rubra o foglie rosse (Red leaf o Rotblättrig), dalle foglie sommerse ondulate ai margini e uniformemente rosse. È molto esigente e difficile da coltivare, pur essendo molto richiesta per la sua bellezza.
  • Varietà foglie verdi (Green leaf o Grünblattrig), dalle foglie sommerse identiche a quelle della varietà precedente ma, come si intuisce dal nome, uniformemente verdi. Selezionata intorno alla metà degli anni Settanta, non ha riscosso per la verità molto successo, essendo oggi quasi scomparsa dal commercio.
  • Varietà rosaefolia (o cardinalis) o foglie rosa o bronzo (Pink leaf o Rosablättrig), la più imponente (altezza fin oltre 60 cm), caratterizzata da grandi foglie sommerse dai margini ondulati, lunghe fino a una decina di centimetri, con pagina superiore da bronzo a rosso intenso e inferiore violacea (foglie emerse verdi e più piccole). Meno impegnativa delle precedenti, purché la si coltivi in vasche adeguatamente ampie e profonde ma soprattutto, fortemente illuminate: solo sotto una forte illuminazione, infatti, le foglie diventano rosse.

Una bella sfida

Il principale problema nel coltivare queste piante in acquario è certamente riuscire a illuminarle con notevole intensità (indicazioni tecniche in tal senso sono superflue: si può tranquillamente affermare che per loro la luce non è mai troppa!) per almeno 9-10 ore al giorno e al contempo, evitare che siano attaccate dalle alghe infestanti, eventualità tutt’altro che remota trattandosi di piante che specialmente in fase di acclimatazione (molto lunga), crescono piuttosto lentamente, esponendosi dunque più di quelle a crescita rapida, all’insidia delle alghe infestanti.

Anche per questo motivo occorre prestare una certa attenzione ai valori fisico-chimici dell’acqua: come la maggioranza delle piante elofite o palustri, le Alternanthera sono abbastanza adattabili e teoricamente poco esigenti al riguardo, ma in acqua eccessivamente dura e alcalina, ricca di fosfati e nitrati e magari molto calda, le alghe troverebbero a loro volta una porta spalancata per proliferare e avere la meglio sulle piante. Una temperatura di 22-25 °C (intervallo sopportato: 17-28°C), un pH 6,5-7,0, durezza 2-4 °dKH e 10-12 °dGH, CO2 6-18 mg/l (a seconda di KH e pH), nitrati sempre inferiori a 20 mg/l, regolare aggiunta di ferro chelato e luce molto intensa (più la luce sarà intensa, più marcato sarà il viraggio dal verde al rosso delle foglie) sono requisiti essenziali – anzi, irrinunciabili – per avere successo nella coltivazione.

Come gestirla

In queste piante è molto evidente il fenomeno della decalcificazione biogena: se la CO2 è insufficiente, il carbonio necessario allo sviluppo viene assunto dalla scomposizione dell’idrogenocarbonato, la cui componente calcarea – sotto forma di carbonato di calcio (CaCO3) – si deposita formando una caratteristica patina biancastra sulle foglie e sugli oggetti sommersi. Questo consumo di ioni di carbonato di idrogeno può portare a un massiccio aumento del pH, soprattutto in vasche piccole e con folta vegetazione. Oggi pressoché tutte le A. reineckii provengono dalle serre specializzate in piante ornamentali da acquario, prodotte in coltura idroponica a partire da meristemi inseriti in vasetti di 5-6 piantine, riempiti con “lana di roccia” (grodan). Il consiglio è gestirle in vasche con un livello dell’acqua che copra appena il vasetto, lasciando la pianta emersa ma in ambiente estremamente umido (90-100%) e non troppo caldo (20-25 °C), insieme ad altre piante di serra idroponica non strettamente acquatiche.

Articolo di: Alessandro Mancini

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