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La primavera, il bel tempo e le temperature più miti sono finalmente alle porte. Così come noi umani abbandoneremo cappotti, guanti e sciarpa per lasciare il posto a indumenti più leggeri e piacevoli, allo stesso modo gli animali da compagnia avranno bisogno di far “respirare” un po’ di più la pelle, liberandosi del vecchio pelo invernale.

Per quanto nelle nostre case le temperature siano sempre controllate e in inverno ben più elevate di quelle ambientali, gli animali ospitati al loro interno compiono comunque una muta nel passaggio dalla stagione calda a quella fredda e come capiterà a breve, da quella più rigida a una più mite. La muta del pelo, infatti, non è regolata solamente dalla temperatura ma anche dalla variazione del fotoperiodo poiché in natura, la diminuzione delle ore di luce indica agli esseri viventi l’avvicinarsi di temperature più basse, mentre un loro graduale prolungamento prelude all’arrivo della bella stagione. In realtà, il pelo non è eterno, un piccolo ricambio si verifica continuamente, come per noi umani per quel che riguarda peli e capelli: non sono sempre gli stessi ma vengono sostituiti un po’ alla volta.

La prima muta nel coniglio avviene intorno alle 5-6 settimane, la successiva si verificherà introno ai 4-5 mesi. La muta nel coniglio generalmente inizia dalla testa e prosegue verso la coda, finendo poi con l’addome. La pelliccia appare disomogenea per via del pelo perso a chiazze, che si stacca con estrema facilità: è sufficiente una lievissima trazione. È consigliabile mantenere in ordine il mantello del coniglio, soprattutto durante il periodo della muta, utilizzando con delicatezza le spazzole “rimuovi-pelo”.

L’ingestione di grandi quantità di pelo durante la toelettatura non è buona cosa perché favorisce la formazione di tricobezoari. Nel caso delle razze a pelo lungo o loro incroci la manutenzione dovrebbe essere più frequente perché si formano con facilità nodi composti da pelo e materiale della lettiera, situazione che rende necessario un intervento più radicale con pettini in metallo a denti smussati o addirittura la tosatrice elettrica: se non avete esperienza, fatevi aiutare dal toelettatore o dal veterinario perché la cute del coniglio è molto delicata. Non utilizzate mai le forbici perché potreste causare lesioni importanti. L’ingestione di nodi di pelo è anch’essa una circostanza potenzialmente dannosa.

Per le cavie, invece, esistono diverse tipologie di mantello. Le cavie “nude”, lo dice il nome stesso, non hanno problemi di muta, semmai al contrario richiedono un occhio di riguardo in più per quanto concerne la termoregolazione e di conseguenza, la temperatura ambientale. Le cavie a pelo corto, nella loro varietà inglese (pelo liscio) e abissina (pelo ruvido con rosette), compiono in genere una muta “tranquilla” e non hanno necessità di grande manutenzione, se non una spazzolata quotidiana, soprattutto in quel particolare periodo. Al contrario le cavie a pelo lungo, il cui mantello è composto da peli che possono superare i 20 cm di lunghezza, richiedono molte più attenzioni già di per sé, in quanto non è rara la formazione di nodi e l’incarceramento di parti di lettiera e feci in mezzo ai nodi stessi, figuriamoci durante la muta.

Il mantello del cincillà è veramente particolare: folto e morbido. A differenza degli altri animali, ogni follicolo pilifero di questo roditore erbivoro può ospitare fino a 50 peli… è proprio questa caratteristica che gli consente di avere una pelliccia così densa. Se volete spazzolare il cincillà per mantenere ancor più in ordine e lucente il mantello soprattutto durante la muta, fate attenzione a essere estremamente delicati e abituare l’animale fin da piccolo: il suo pelo (anche quello vivo e vegeto) viene via con estrema facilità (fur slip) nel caso di uso di strumenti aggressivi, di eccessiva trazione o anche solo in conseguenza di stress.

Infatti, il cincillà mostra un particolare meccanismo di difesa che viene denominato “fur slip” ovvero una strategia che gli permette di sfuggire al predatore: se afferrato per la pelliccia, il pelo viene via. L’aggressore rimane così con un pugno di pelo tra le fauci, dando modo al cincillà di fuggire. Di conseguenza, mai tirare o sollevare l’animale per il pelo che vi rimarrebbe in mano, lasciando sul corpo del roditore una bella chiazza di pelle nuda.

La muta nel furetto avviene due volte l’anno: in autunno, per prepararsi alle temperature invernali più basse, e in primavera, per togliersi di dosso il “vestito pesante”. In genere la muta si svolge con una certa gradualità ma in alcuni soggetti può compiersi molto velocemente, addirittura nel giro di pochissimi giorni. Tra una muta e l’altra potrebbe variare non solo la lunghezza e la densità del pelo ma anche leggermente il colore o la tonalità del mantello così come il colore o il disegno della mascherina. Non è raro l’assottigliamento del pelo bilateralmente sui fianchi e sulla coda nel periodo estivo, da non confondere con la tanto temuta malattia surrenalica: in caso di dubbi, meglio rivolgersi al Medico Veterinario.

Infine, anche gli altri roditori – siano essi miomorfi (criceto, topo, ratto o gerbillo) o istricomorfi (come il degu) – compiono la muta con regolarità ma le ridotte dimensioni e l’abitudine di “non stare mai fermi” rende sicuramente più difficile la manutenzione del pelo da parte della mano umana. In ogni caso, se abituati fin da piccoli, sempre con estrema delicatezza, anche loro possono essere aiutati durante la muta, magari spazzolando il loro mantello con piccoli strumenti, come ad esempio uno spazzolino da denti con setole morbide.

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