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La “Riccia” (Riccia fluitans) appartiene alle Epatiche, piante primitive affini ai muschi e come questi prive di vere radici e di vasi conduttori. Tende a svilupparsi in ammassi galleggianti in acqua libera o a ricoprire strisciando (a tappeto o a cespuglio) in aree sommerse idonee allo scopo, come rocce e tronchi.

Non è un caso, dunque, se con l’accresciuta disponibilità di rocce e legni ornamentali per arredare gli acquari è aumentato anche l’utilizzo di questa specie, un tempo limitata alle sole vaschette per la riproduzione. La “Riccia” è inoltre ideale per il primo piano, opportunamente cimata, ed è in quest’ultima forma che viene sempre più spesso impiegata negli acquari di piante per ricreare densi tappeti verdi o siepi molto suggestive. La forma galleggiante riesce con facilità a crescere adagiata sotto il pelo dell’acqua perché il tallo è dotato di camere aerifere piene di gas, analogamente alle piante galleggianti superiori.

Questa forma è quasi priva di rizoidi (pseudoradici), numerosi invece nelle forme che crescono abbarbicate a un substrato: in tal caso, essi si trovano sulla faccia inferiore del tallo. I parametri chimici non sono particolarmente determinanti per la crescita della pianta, è però sempre preferibile un pH leggermente acido o neutro (6,8-7), nonché una durezza intorno ai 10 °dGH. La luce, per ottenere degli esemplari resistenti e ben sviluppati, deve essere intensa. Fondamentale è una regolare distribuzione di CO2 per assicurare una concentrazione di questo gas, ai valori di pH e durezza ottimali per R. fluitans, intorno ai 12-16 mg/l.

Gli intricati grovigli della “Riccia” sono un nascondiglio ideale per gli avannotti, che vi trovano, oltre che un sicuro rifugio, anche prezioso cibo vivo rappresentato dalla ricca microfauna associata. Un utilizzo classico è nelle vasche che ospitano pesci come i gurami e il combattente, che usano i talli galleggianti come base o complemento per i loro nidi di schiuma. Ultimamente, però, l’impiego più “gettonato” è come pianta corticicola o lapidicola, cioè che cresca su un substrato di tipo legnoso (radici, sughero, canne) oppure su roccia.

In commercio si trovano sempre più spesso rocce e legni già ben colonizzati da R. fluitans, altrimenti (con un po’ di pazienza e un minimo di abilità) è possibile realizzarli in proprio, disponendo di porzioni di cespuglio provenienti ad esempio dalla potatura di qualche vasca. La fase di insediamento, che può richiedere alcune settimane, è molto delicata perché i singoli talli si staccano facilmente: andrebbe perciò effettuata in assenza di pesci (soprattutto di fondo) e gamberetti. Questa versatile pianticella può servire anche da elemento principale di un “prato”, di cui costituirà la parte frontale e intermedia, lasciando lo sfondo a specie più alte come ad esempio Eleocharis acicularis, Rotala rotundifolia o Hygrophila polysperma. Alcune serre offrono appositi “inneschi”, costituiti da porzioni di “Riccia” ben attecchite su reticelle metalliche rigide di forma rettangolare, modulari e adagiabili sulla sabbia: in condizioni ottimali, i talli periferici prolifereranno verso l’esterno, ricoprendo in breve tempo la superficie sabbiosa circostante.

Consigli utili…

  1. La temperatura ideale per la coltivazione è sui 22-25 °C, con un margine di tolleranza, in più o in meno, di 3-4 °C; temperature sensibilmente più basse ne inibiscono lo sviluppo, valori troppo elevati invece fanno sì che R. fluitans produca talli sempre più esili e chiari.
  2. Sotto un’illuminazione intensa bisogna tenere sotto controllo la proliferazione algale, che può danneggiare soprattutto gli esemplari in fase di acclimatazione.
  3. Per legarla ai vari substrati, è consigliabile impiegare del filo di nylon o una reticella sottile, ad esempio di quelle usate per i capelli.
  4. Durante la fase di attecchimento al substrato molti talli possono staccarsi e fluttuare in acqua libera, rischiando di otturare le griglie dei filtri che vanno quindi frequentemente controllate.

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