Generic selectors
Corrispondenza esatta
Cerca nei titoli
Cerca nei contenuti
Cerca nei post
Cerca nelle pagine
testimonial
Filtra per categoria
Cani & gatti
Marketing & Comunicazione
Mercato
Negozio del mese
Notizie
Personaggio
Pesci & co
Piccoli mammiferi
Rettili & anfibi
Senza categoria
Uccelli

Professionista non ancora riconosciuto in Italia, lo psicologo per cani è un esperto di psicologia canina, che conosce ogni sfaccettatura comportamentale di questi animali. Non è un terapeuta, quanto piuttosto un addestratore che aiuta anche i padroni a imparare il linguaggio del corpo del loro amico a quattro zampe.

La professione affonda le sue radici nella seconda metà del secolo scorso in USA e America Latina, per chi volesse tentare di intraprenderla, il solo percorso formativo compatibile è racchiuso in un master post laurea per diventare comportamentalista. Lo studio del comportamento è una branca dell’etologia incentrata sugli animali domestici di tutti i tipi, chi frequenta questo percorso di studi diventa veterinario comportamentalista o comportamentista.

Per chiarire al meglio le differenze tra le due discipline: come indicato dalla sua denominazione, la psicologia canina si occupa prettamente di cani e affini in relazione all’uomo, mentre l’etologia studia il comportamento animale per tutte le specie e razze allo stato selvatico.

Un percorso di studi specifico e dettagliato come la psicologia canina esiste solo all’estero, dove Cristian Siani ha vissuto 20 anni. Una volta tornato in Italia, nel 2003, ha notato come i comportamentalisti che aiutavano cani in difficoltà non miravano alla risoluzione dei problemi comportamentali e familiari degli animali, piuttosto gli prescrivevano una cura farmacologica.

Ancora oggi otto clienti su dieci lo contattano comunicandogli una somministrazione di psicofarmaci all’animale, prescritta da comportamentalisti.

Scopriamo insieme tutte le caratteristiche di questo ambito specifico della veterinaria.

Zampotta Pet Business: Buongiorno Cristian e grazie per aver accettato la nostra intervista, volta a indagare e conoscere meglio il mondo della psicologia canina. Psicologo canino: come è nata e si è sviluppata questa professione?

Cristian Siani: “La psicologia canina è un ramo specifico della veterinaria e così come per l’omonima disciplina umana, punta ad alleviare o eliminare le problematiche psicologiche dell’individuo, in questo caso del pet.”

Z.P.B.: La figura dello psicologo per cani è sovrapponibile a quella del collega “umano”? Sono entrambi dei terapeuti?

C.S.: “Sì, entrambi trattano la parte psicologica del soggetto ed entrambi mirano ad eliminare o a far coesistere i traumi esistenti e i problemi legati alla personalità o al suo vissuto con l’individuo, nel mio caso con l’animale.”

Z.P.B.: Le tendenze comportamentali di un cane variano in base alla razza? Vi è un maggior ricorso a un trattamento psicologico da parte di quali razze?

C.S.: “Non è proprio così. La razza determina le necessità psicofisiche del cane e alcuni aspetti della sua personalità, ma le problematiche comportamentali sono per lo più dovute alla mano dell’uomo (stile di vita sbagliato, necessità non appagate, cattiva educazione, isolamento etc.).

Le razze che hanno più problemi sono quelle di “moda” poiché molti le scelgono senza alcuna esperienza o voglia di prendersene cura come dovrebbero. Purtroppo, tra allevatori che accoppiano senza nessun riguardo né selezione e acquirenti che non sanno come gestire i nuovi arrivati, non offrendo loro uno stile di vita adatto, le conseguenze sono disastrose: cani frustrati e nervosi pieni di problemi comportamentali da trattare.

La storia parla da sola: negli anni Ottanta la razza più problematica era il Dobermann; nei Novanta il Pastore Tedesco; negli anni Duemila è stata la volta dei Rottweiler; negli ultimi anni è toccato ai Pitbull e i Dogo Argentini e ora la razza demonizzata è il Lupo Cecoslovacco.

Non a caso, ho citato tutte razze di “moda”, che una volta passata, dato il calo della sfrenata domanda magicamente smettono di essere “razze pericolose e problematiche”.

Z.P.B.: Come si diventa uno psicologo canino?

C.S.: “Dopo la laurea in veterinaria, si segue, sempre in ambito universitario, una specializzazione in psicologia canina, ammesso si segua un’università all’estero, poichè questa figura in Italia non esiste. Qui esiste la sola figura del comportamentista, ma purtroppo punta quasi tutto su cure farmacologiche e ben poco sull’insegnamento interpersonale tra cane e padrone”.

Z.P.B.: Quando consiglierebbe a un proprietario di rivolgersi a uno psicologo per cani? I sintomi di disagio comportamentale vengono spesso sottovalutati? Quanto spesso e quali i rischi di questo atteggiamento?

C.S.: “Ogni qualvolta il proprio cane mostri delle problematiche comportamentali, si dovrebbe cercare aiuto in ambito professionale. Purtroppo sì, molto spesso i sintomi di disagio vengono sottovalutati e ci si rivolge ad uno specialista solo quando il cane è già del tutto fuori controllo. Il rischio di non intervenire tempestivamente è trovarsi in una situazione non più gestibile, dove sia cani sia umani potrebbero ottenere conseguenze gravi o non più reversibili”.

Z.P.B.: Dove si svolgono, di norma, le sedute? Avvengono in presenza o in assenza del proprietario? Quanto durano?

C.S.: “Le sedute si svolgono di norma a domicilio per poter vedere il cane e la sua famiglia umana nel loro ambiente e poter dare una lettura corretta della situazione e quindi una giusta chiave alla radice del problema. Il tutto sempre alla presenza del proprietario perché è su di lui che poggia la maggior parte del lavoro. Per il 20% infatti consiste nell’aiutare e sbloccare il cane e per il restante 80% nel rieducare il padrone, prepararlo e formarlo per poter gestire le problematiche arrivando alla loro risoluzione”.

Z.P.B.: Come si sviluppa una seduta?

C.S.: “La seduta si sviluppa così: arrivato sul posto conosco il cane o i cani, la famiglia, lo stile di vita, il carattere e l’indole di tutti e mi faccio raccontare la storia dall’inizio. Una volta messi insieme tutti i pezzi posso dare una chiave di lettura esatta della causa scatenante di quelle problematiche (essenziale per poi poterle risolverle). Dopodiché stilo un quadro completo della situazione ai padroni e successivamente mostro loro come fare (facendolo dapprima io con il cane), spiego loro quali atteggiamenti mantenere, che approccio adottare e come porsi per aiutare l’animale a uscire da quello stato problematico, tutte cose che successivamente dovranno fare da soli in casa, nella quotidianità. Dopo l’intervento, rimango in stretto contatto con la famiglia per poter continuare ad affiancarla fino al raggiungimento dei risultati desiderati.”

Z.P.B.: Nello svolgere la sua professione si serve di qualche attrezzatura? Quale?

C.S.: “In realtà no, non uso un’attrezzatura particolare. Il lavoro mira a far diventare il padrone stesso la soluzione del problema del suo cane. Si parla di mutuo rispetto, reciproca fiducia e serenità nel rapporto”.

Z.P.B.: Vi è un numero minimo di incontri o potrebbe bastarne anche solo uno?

C.S.: “La media è di un solo incontro, con il seguente affiancamento e la costanza dei padroni nel lavorarci. Di solito il problema si risolve, molto raramente sono dovuto tornare una seconda volta”.

Z.P.B.: Esiste un’età del cane in cui insorgono comportamenti psicologici da correggere?

C.S.: “No, non c’è un’età, dipende dal problema. Ci sono problemi che si creano in tenera età che il cane poi porta avanti anche da adulto e ce ne sono altri che sorgono in situazioni di maturità”.

Z.P.B.: Ci sono dei requisiti base per intraprendere questo percorso professionale?

C.S.: “Anzitutto tanta passione e amore vero verso gli animali. Non bisogna né vedere né trattare questo lavoro come un semplice business, è necessario avere una reale voglia di aiutare e avere la coerenza e la sincerità di capire che ogni cane che si conosce lungo il percorso della tua vita, avrà qualcosa di nuovo da insegnarti. Occorre essere sinceri con se stessi e non coltivare un ego smisurato”.

Z.P.B.: La stessa professione viene svolta anche con i gatti? Che differenze ci sono tra le due?

C.S: “Sì, ci sono persone che lavorano con i gatti alla stessa maniera. Le differenze sono tantissime perché il linguaggio del corpo, lo stile di vita, la personalità e lo spirito del gatto sono molto diversi da quelli del cane, di conseguenza il lavoro da fare e le soluzioni per i gatti sono molto diverse”.

Ringraziamo Cristian Siani non solo per la sua disponibilità, la completezza e la professionalità, ma anche per averci accompagnato e guidato alla scoperta e all’approfondimento del mondo della psicologia canina.

Write A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.