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In questi ultimi mesi l’emergenza COVID-19 ha impattato e ridefinito diverse sfere del vivere quotidiano, tra cui il rapporto con i nostri animali domestici. Tanto è stato detto, molte sono state le fake news che hanno popolato il web, seguite poi da rettifiche e smentite, tra cui la possibilità che gli animali da compagnia potessero infettarsi o trasmettere il virus.

Per quelle che sono le attuali evidenze scientifiche, la circostanza che alcuni animali possano infettarsi con COVID-19 non significa che svolgano un ruolo attivo nella trasmissione dell’infezione all’uomo. Al contrario, gli elementi raccolti finora fanno ritenere che essi possano essere contagiati a seguito di contatti stretti con uomini infetti da COVID-19, rappresentando le vittime (spesso asintomatiche) di un contagio da parte dell’uomo e non gli untori dell’infezione.
A oltre due mesi dall’inizio di questa pandemia, facciamo il punto sul tema COVID-19 e animali domestici.

Cosa significa “spillover” e quale è stato il ruolo dei wet market nella diffusione del virus?

Spillover significa “salto di specie”: il termine indica il fenomeno per cui un patogeno passa da una specie a un’altra, in questo caso da animale a uomo. Le condizioni igieniche dei “wet market” tipici dell’area asiatica, in cui gli animali vengono venduti vivi o macellati subito prima della vendita, hanno rappresentato una condizione ideale al salto di specie, consentendo al patogeno di “agganciare” nuovi ospiti. Parliamo infatti di un virus di probabile origine zoonosica, che è arrivato all’uomo verosimilmente mediante un passaggio diretto dal pipistrello oppure previo adattamento ad un’altra specie animale non ancora identificata.

Se in passato tradizioni come quelle dei wet market erano legate a contesti rurali, con il passaggio a un contesto urbano, caratterizzato da una densità di popolazione esponenzialmente superiore, si sono create le circostanze ottimali alla diffusione pandemica, complessa da contenere.

Se con molta probabilità questo virus è di origine animale, possiamo aspettarci che una sua mutazione genetica lo renda in grado di infettare gli animali da compagnia o da allevamento?

Dal punto di vista biologico, il virus ha questa potenzialità. Tuttavia il virus in questo momento è piuttosto stabile e non ci sono pressioni selettive che lo spingano ad evolversi per trovare una specie alternativa più favorevole.

Raccomandiamo però un comportamento prudente nell’evitare contatti fra persone positive per COVID-19 e gli animali da compagnia. La raccomandazione generale è quella di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l’esposizione degli animali al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente, così come richiesto agli altri membri del nucleo familiare.

Pelo e zampe di animali domestici: possono essere veicolo di trasmissione?

Pelo e zampe si comportano come qualsiasi altra superficie inanimata. La superficie corporea di cane e gatto potrebbe essere contaminata dal COVID-19 solo se l’animale è stato a stretto contatto con un paziente umano infetto. Sembra quindi altamente improbabile che il pelo e le zampe degli animali domestici possano contaminarsi durante la comune passeggiata.

Una buona norma igienica, sempre utile, è al rientro da una passeggiata sanificare le superfici corporee con prodotti specifici e delicati (evitiamo soluzioni alcoliche che possono alterare il delicato strato lipidico della cute e causare patologie dermatologiche!)

Se il proprietario di un animale dovesse risultare positivo al COVID-19 quali sarebbero le misure da adottare per salvaguardare la salute del suo animale?

Nelle abitazioni in cui ci sono soggetti malati o sottoposti a cure mediche per COVID-19 si devono evitare, per quanto possibile, i contatti ravvicinati con i propri animali così come si fa per gli altri conviventi.

Le stesse organizzazioni scientifiche internazionali (WHO, OIE, CDC) raccomandano di separare gli animali domestici da pazienti COVID-19 positivi e di osservare le comuni norme igieniche nella gestione degli animali (lavarsi le mani dopo averli accarezzati, evitare baci e leccamenti, non condividerne il cibo).
In questi casi vi invitiamo a contattare il vostro Veterinario di fiducia che sarà in grado di fornirvi tutti i suggerimenti e le raccomandazioni necessarie.

Profilassi mediche e visite dal Veterinario: come orientarsi?

I Medici Veterinari garantiscono sempre, anche in questo momento, la loro presenza per il benessere animale assicurando anche l’esecuzione dei trattamenti antiparassitari e delle profilassi vaccinali necessarie.
Il Ministero della Salute fa rientrare nelle deroghe di spostamento “per motivi di salute” anche la salute animale. Per questo motivo AISA, l’associazione che rappresenta le aziende attive sul piano della salute animale, ha emesso il 12 marzo la circolare DGSAF-DGISAN in cui si afferma che gli spostamenti per la cura degli animali da affezione sono da considerarsi “spostamenti per motivi di salute” a tutti gli effetti.

In particolare, con l’arrivo della primavera è fondamentale proteggere il proprio pet anche da parassiti esterni come le zecche e i flebotomi, entrambi vettori di malattie pericolose per il cane, ma anche per l’uomo come la malattia di Lyme e la leishmaniosi.

Questa nuova Fase 2 può avere ricadute dirette sui nostri animali domestici?

Se nella Fase 1 era consentito portare a spasso il proprio animale domestico nelle vicinanze della propria abitazione, con la Fase 2 sono riaperti i parchi e i giardini pubblici, seppure nel rispetto delle norme di distanziamento.
In quest’ottica, è importante ricordarsi di difendere i nostri animali dal rischio di infestazione da parassiti esterni, soprattutto in questo momento.

Esiste una relazione tra il virus e gli alimenti?

Non ci sono evidenze che il cibo sia una fonte di trasmissione. Tuttavia, il cibo può essere contaminato da persone malate o da persone infette e asintomatiche che possono diffondere il virus.
Per questo è fondamentale stabilire regole molto precise per i lavoratori nel settore alimentare, così da evitare il diffondersi del virus.

Quando si parla di sicurezza alimentare il punto di partenza è l’alimento, per questo gli allevamenti diventano punto d’attenzione prioritario. Quali norme hanno adottato gli allevamenti?

Esistono raccomandazioni generali per garantire la sicurezza negli allevamenti e che hanno anche l’obiettivo di evitare lo sviluppo di focolai con conseguenze anche molto gravi:

  • Adottare protocolli di biosicurezza (non lavorare se malati, lavare le mani, coprirsi la bocca quando si tossisce, pulire e disinfettare le aree);
  • Distanziamento di 2 mt, personale ridotto e impiegato su turni differenti. Fondamentale sempre l’uso di dispositivi di sicurezza  come le mascherine;
  • Proteggere gli animali (anche se in generale gli animali da allevamento non sono considerati suscettibili al virus, è importante che non entrino in contatto con persone infette).

Quali sono le regole principali per garantire la sicurezza della catena alimentare?

L’EFSA (European Food Safety Authority) ha stilato una lista di raccomandazioni (Precautionary Principles) per la preparazione e manipolazione del cibo. Il razionale è lo stesso, legato alle norme igieniche messe in atto per prevenire il contagio da superfici infette:

  • Lavarsi le mani;
  • Dal momento che il virus è sensibile al calore, non c’è problema nel consumare cibi ben cotti mentre ricordiamo di lavare sempre con attenzione gli alimenti che consumiamo crudi;
  • Evitare contaminazioni tra cibo crudo e cibo cotto per evitare il passaggio di microrganismi da un alimento all’altro;
  • Disinfettare con cura gli strumenti e le superfici utilizzate (la maggior parte dei disinfettanti funziona benissimo).

L’impiego elettrodomestici tipo “vaporetto” è efficace per uccidere il virus?

Come gli altri virus dotati di envelope, il COVID-19 è sensibile al calore e pertanto sembra che l’impiego del vapore ad elevata pressione e con temperatura superiore ai 100°C potrebbe determinare un’istantanea inattivazione del virus risultando uno strumento utile per una efficace sterilizzazione degli ambienti.
L’igienizzazione attraverso il calore non sostituisce le misure preventive, che dobbiamo sempre mettere in atto.

Possiamo sperare che la circolazione del virus si riduca o addirittura si estingua con l’aumento delle temperature ambientali e con l’arrivo dell’estate come avviene per tutte le infezioni respiratorie?

Con l’arrivo della bella stagione le infezioni respiratorie subiscono, in genere, una battuta d’arresto.
Tuttavia, nel caso del COVID-19, l’aumento delle temperature, da solo, potrebbe non essere sufficiente ad arrestare la circolazione del virus perché non è ancora presente la cosiddetta “immunità di gregge” che comporta la diminuzione delle persone suscettibili all’infezione, fino a quando l’efficienza di trasmissione diventa quasi nulla.

I soggetti allergici sono potenzialmente “soggetti ad alto rischio”?

Circa il 15-20% della popolazione mondiale soffre di una forma di allergia respiratoria. Le patologie lievi non costituiscono fattori di rischio per una maggiore probabilità di infezione da COVID-19 né per un più grave decorso.
Forme gravi di asma allergica invece predispongono ad un decorso più grave della malattia. Le allergie alimentari e quelle cutanee, in base alle attuali conoscenze, non rappresentano fattori di rischio.

MSD ANIMAL HEALTH
www.msd-animal-health.it

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