Generic selectors
Corrispondenza esatta
Cerca nei titoli
Cerca nei contenuti
Cerca nei post
Cerca nelle pagine
testimonial
Filtra per categoria
Cani & gatti
Marketing & Comunicazione
Mercato
Negozio del mese
Notizie
Personaggio
Pesci & co
Piccoli mammiferi
Rettili & anfibi
Senza categoria
Uccelli

Tra i pesci da acquario più amati, lo Scalare è anche – insieme al Discus – il Ciclide più comune nelle nostre vasche. Tanta popolarità, però, porta con sé un proliferare di luoghi comuni che fanno sì che anche un pesce sul quale si è convinti di sapere tutto in realtà si riveli in buona parte misconosciuto.

Lo scalare comune (P. scalare) è reperibile in natura entro una vastissima area del continente sudamericano, comprendente buona parte del bacino amazzonico tra Brasile, Perù, Colombia, Ecuador e Guyanas, in particolare fiumi come il Rio delle Amazzoni-Solimões, il Rio Ucayali, il Rio Oyapock e l’Essequibo. Preferisce i tratti più calmi dei fiumi, le foreste allagate (varzea) e le lagune, frequentando soprattutto le rive con densa vegetazione sia palustre che galleggiante. Sembra che la sua livrea sia più marcata e brillante in acqua limpida. I valori chimici possono variare sensibilmente secondo il biotopo, la conoscenza dei biotopi naturali dello scalare è però importante solo per i rari individui “wild” occasionalmente importati soprattutto da Perù, Colombia e Brasile, che costituiscono attualmente meno del 5% della quota di scalari offerti ai negozi di acquari e costano sensibilmente più degli esemplari d’allevamento, importati soprattutto dall’Asia (Singapore, Malaysia e Hong Kong in testa), da Israele e dall’Europa orientale (soprattutto Rep. Ceca, Slovacchia, Polonia).

Requisito fondamentale, per gestire al meglio lo Scalare, è un’acqua sempre limpida e ben ossigenata, meglio se filtrata leggermente su torba o comunque acidificata e ambrata naturalmente con qualche grossa radice di torbiera disposta sul fondo, che lasci però un ampio spazio libero per il nuoto in gruppo di questi Ciclidi. Una sabbia non troppo chiara e una vegetazione costituita da piante sia galleggianti che radicate al fondo costituiranno – insieme alle radici di torbiera di cui si è detto – il principale arredamento, che andrebbe modificato nel tempo il meno possibile.

Per quanto riguarda i valori fisico-chimici ottimali (tollerati): T 25-28°C (22-30 °C); pH 6-7 (5,5-8); 2-4 °dKH (1-6 °dKH); 6-12 °dGH (3-25°dGH); NO3≤50 mg/l (0-200 mg/l); 100-200 μS/cm (50-600 μS/cm).

Scalare e Discuso possono stare insieme?

Di regola la convivenza fra i due Ciclidi più popolari viene sconsigliata per il presunto ruolo di “untore” dello Scalare, relativamente alla cosiddetta “malattia del buco”, sostenuta dal protozoo Spironucleus, ma anche a patologie più complesse come la “peste del Discus” e quella dello Scalare: in poche parole, lo Scalare infetterebbe il Discus, comportandosi in molti casi da “portatore sano”. In realtà, le patologie trasmissibili sembrano essere comuni a un po’ tutti i Ciclidi e non solo a queste due specie; semmai, la convivenza tra i due cugini – apparentemente simili ma in realtà molto diversi sul piano comportamentale – andrebbe evitata per motivi essenzialmente etologici: rispetto al Discus, infatti, lo Scalare è più vivace, veloce, reattivo e adattabile alle nuove condizioni ambientali, esso tende a prendere rapidamente possesso dell’acquario e a relegare il meno intraprendente cugino in secondo piano, soprattutto se allevato in coppie affiatate.

La “malattia degli angeli”, mito o realtà?

Negli anni Ottanta e Novanta la famigerata ADS (Singapore’s Angels Disease) stroncò innumerevoli partite di P. scalare, provenienti dall’Asia, ma anche da altri centri di produzione. Ci vollero numerosi studi prima di accertare che, in realtà, i decessi erano causati non da una specifica patologia, bensì da un complesso di fattori negativi, come lo sfruttamento intensivo dei riproduttori e lo scadimento delle condizioni igieniche, che si riscontrano purtroppo ancora oggi in molti centri di riproduzione e che indeboliscono gravemente i ceppi in essi allevati. Col tempo la situazione è per fortuna migliorata, tuttavia le importazioni dall’Oriente (ma anche dall’Est europeo) sono ancora a rischio e la sindrome non si può dire affatto debellata, come ben sa chi importa regolarmente questi pesci.

Altri consigli utili…

Per quanto riguarda la convivenza con piccoli pesci (neon, cardinale, mini-rasbore, ecc.), si consiglia di inserire questi ultimi in età adulta e insieme agli scalari quando questi sono ancora giovani, viceversa se introdotti in vasche in cui già vivono ben acclimatati degli scalari adulti rischiano fortemente di venir divorati.

Riguardo al mangime, oltre ad una base in fiocchi vitaminizzati (ve ne sono di specifici proprio per scalari), è consigliabile offrire a giorni alterni del cibo surgelato, in particolare artemie, mysis, mini-krill e larve di zanzara, sia nere che bianche.

Infine, per prevenire o ridurre al minimo i rischi di morie massive nei soggetti appena importati (riconducibili alla “sindrome dell’angelo” ma non solo), è consigliabile smistare il più possibile questi pesci in piccoli gruppi di 3-4 esemplari al massimo in vasche diverse, evitando di concentrarli in vasche monospecifiche di grande effetto ma anche a maggior rischio epidemico.

Articolo di Alessandro Mancini

Write A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.