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Il genere Cirrhilabrus comprende poco più di una quarantina di specie indo-pacifiche, quasi tutte di taglia ridotta, colorazione vivace – con netto dicromatismo legato al sesso e all’età – e comportamento pacifico, dunque idealmente associabili ai coralli negli acquari di barriera.

I piccoli Labridi del genere Cirrhilabrus (Temminck & Schlegel, 1845), sottofamiglia Cheilininae, sono compagni ideali dei coralli logico quindi che la loro popolarità sia in costante aumento, mentre in passato era assai raro osservarli negli acquari dedicati essenzialmente ai pesci, nei quali risultava piuttosto problematico acclimatarli con successo. Attualmente vi appartengono 59 specie ma se ne aggiungono sempre di nuove, basti pensare che ben 23 sono state scoperte e descritte solo nel nuovo millennio e una decina di queste negli ultimi 5 anni.

Frequentano soprattutto la parete esterna del reef, oltre il limite più basso della marea, spingendosi fino a 30-50 m di profondità, su fondali caratterizzati da pietrisco e ghiaia madreporica grossolana. Questi piccoli Labridi, di lunghezza massima raramente superiore ai 10-12 cm, si nutrono prevalentemente di zooplancton e minuscoli invertebrati bentonici, dunque sono innocui per tutti gli invertebrati dell’acquario di barriera, dai coralli ai gamberetti. Il dicromatismo sessuale è quasi sempre molto netto: i maschi sono inoltre più grandi e meno numerosi delle femmine, per questo è frequente la formazione di harem. Come quasi tutti i Labridi sono ermafroditi proteroginici, ovvero nascono e si riproducono per qualche tempo come femmine per trasformarsi successivamente in maschi.

I Cirrhilabrus si spostano spesso in gruppo anche se in acquario manifestano in genere un certo territorialismo, specie tra maschi la cui livrea è molto più vistosa rispetto alle femmine e può comunque variare sensibilmente a seconda delle località. Si raccomandano come detto per il nano reef purché possano giovarsi di un’alimentazione mirata a base di artemie, dafnie, chironomi tagliuzzati e polpa di cozza tritata, essendo microfagi (la loro bocca è minuscola). Una volta acclimatati accettano comunque anche mangimi secchi e liofilizzati. Tutti i Cirrhilabrus saltano facilmente fuori dall’acqua, meglio dunque ospitarli in vasche provviste di copertura. Una “luce lunare” tenuta accesa tutta la notte riduce di molto questo rischio, bisognerebbe in ogni caso evitare rumori o accensioni improvvise di luci nel locale in cui è istallato l’acquario.

Questi Labridi hanno tutto per farsi apprezzare dagli acquariofili e meriterebbero maggiore considerazione di quanta non ne abbiano goduta finora; trovarli in commercio non è infatti semplice, anche per il costo piuttosto elevato giustificato da una non agevole cattura. Da segnalare, fortunatamente, la disponibilità sul mercato di una piccola, ma significativa, quota di soggetti riprodotti in allevamento, che speriamo sia destinata a crescere nei prossimi anni.

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